Il calendario fiscale italiano ha una sua logica, ma ogni tanto si inceppa. Quest’anno l’inceppo è arrivato dal software degli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità fiscale), reso disponibile dall’Agenzia delle Entrate solo il 13 maggio 2026, con circa un mese di ritardo rispetto alla scadenza prevista del 15 aprile. Un ritardo tecnico, ma con conseguenze pratiche molto concrete per milioni di partite IVA.
Il Governo ha reagito con il Decreto Legge 22 maggio 2026, n. 89, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 117, spostando dal 30 giugno al 20 luglio 2026 il termine per il versamento del saldo 2025 e del primo acconto 2026 delle imposte sui redditi, dell’IRAP e dell’IVA. La proroga riguarda i contribuenti che applicano gli ISA e chi rientra nel regime forfettario.
Ma cosa sono, in pratica, gli ISA? Gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale sono lo strumento con cui l’Agenzia delle Entrate misura il grado di affidabilità fiscale di un’impresa o di un professionista, assegnando un punteggio da 1 a 10 sulla base di dati contabili e settoriali. Un punteggio alto porta benefici concreti: esclusione da alcune tipologie di controlli, accesso più rapido ai rimborsi IVA, riduzione dei termini di accertamento. Proprio per questo, ogni anno migliaia di partite IVA attendono il software di calcolo anche per decidere se aderire al concordato preventivo biennale, lo strumento che permette di concordare con il Fisco il reddito imponibile per i due anni successivi.
La misura era stata richiesta a più riprese dal Consiglio Nazionale dei Commercialisti (CNDCEC) e dalle principali associazioni di categoria. La ragione è semplice: senza il software aggiornato, commercialisti e imprese non potevano calcolare correttamente il dovuto entro l’ordinaria scadenza di fine giugno. Un mese di ritardo nella disponibilità del dato si traduceva in un rischio concreto di errori e sanzioni.
Chi rientra nella proroga ha due strade. La prima: versare entro il 20 luglio senza alcuna maggiorazione. La seconda: pagare tra il 21 luglio e il 20 agosto con una maggiorazione dello 0,80% a titolo di interesse, il doppio rispetto alla maggiorazione dello 0,40% degli anni scorsi. Una differenza che, su importi consistenti, inizia a farsi sentire.
La proroga vale anche per i soci di società di persone e per chi partecipa a studi associati o imprese familiari. Resta invece confermata la scadenza ordinaria del 30 giugno per chi non rientra nel perimetro ISA o forfettario: un distinguo che vale la pena verificare con il proprio commercialista prima di dare per scontato di rientrare nella proroga, per evitare di ritrovarsi con un versamento tardivo involontario.
Tecnicamente è una misura di adeguamento, ma di fatto sposta di venti giorni buona parte del carico fiscale di metà anno per un numero molto ampio di imprese italiane. Per un’impresa con partite di giro consistenti, venti giorni di respiro possono voler dire evitare un affidamento bancario a breve termine, o semplicemente allineare l’incasso di una fattura importante con l’uscita fiscale. Non è un dettaglio da poco: nei mesi estivi, quando i flussi di cassa di molte aziende rallentano per le chiusure stagionali, ogni giorno di margine in più nella gestione della liquidità pesa, soprattutto per chi ha un numero elevato di fornitori da pagare a inizio autunno.
È proprio su questo terreno, capire con anticipo l’impatto reale delle scadenze fiscali sulla cassa e sugli assetti dell’impresa, che lavora Azienda Futuro, che affianca le SRL italiane nella pianificazione fiscale e nella gestione finanziaria dell’azienda, integrando il calendario degli adempimenti con una lettura più ampia della liquidità e degli obiettivi di crescita, così da aiutarle a trasformare una proroga come questa in un margine di manovra reale e non solo in un rinvio del problema. Perché una proroga è un’opportunità, ma solo se la si sa gestire.

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