Ma cosa pensano davvero i Greci dell’«Odissea» di Nolan?
Ho analizzato le recensioni pubblicate dalla stampa greca per capire come è stata accolta nel Paese di Omero la nuova versione dell’epico poema. Il risultato? Critici e pubblico si dividono nettamente: c’è chi la considera un omaggio ambizioso e affascinante e chi, invece, la giudica un tradimento dello spirito dell’Odissea.
Doveva essere il ritorno in grande stile di Omero sul grande schermo, con la firma di uno dei registi più acclamati di Hollywood e un budget da 250 milioni di dollari. Invece, ancor prima che le luci in sala si spegnessero, “The Odyssey” di Christopher Nolan è diventata in Grecia molto più di un film: un caso culturale, uno specchio delle proprie insicurezze identitarie, un terreno di scontro tra chi difende la libertà creativa e chi denuncia un’appropriazione senza rispetto.
Fermo restando che è un film da vedere e soprattutto, come ho scritto, DA ASCOLTARE ASSOLUTAMENTE, al centro della polemica non c’è tanto la qualità dell’opera — su cui critici e pubblico si dividono comunque — quanto una domanda più scomoda: chi ha davvero il diritto di raccontare l’Odissea? E perché, in un cast stellare pensato per un pubblico globale, non c’è spazio per un solo attore greco?
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Il quotidiano Έθνος (Ethnos) ha pubblicato una recensione molto dura, definendo il film un lungo sbadiglio di tre ore, lontano dalla realtà poetica omerica, una falsificazione e alterazione dell’Epos. La critica in questo caso è stata frontale: il giornalista ammette di essersi vergognato nello scrivere una stroncatura dopo aver letto altre recensioni entusiastiche, ma resta fermo sul giudizio negativo.
Su Mixanitouxronou.gr si parla invece di un dibattito polarizzato: dall’annuncio del cast e dai primi trailer, il film ha suscitato reazioni intense in una parte del pubblico, soprattutto per le scelte di casting, l’approccio estetico e l’uso di elementi moderni, con una critica specifica rivolta all’assenza di più attori greci in una produzione basata su un poema epico greco, oltre al fatto che alcuni personaggi non corrispondono alle raffigurazioni tradizionali. Lo stesso articolo cita Nolan che si è difeso definendo premature le critiche arrivate prima ancora della visione del film.
I critici cinematografici “di mestiere”
Parapolitika ha raccolto pareri di critici specializzati: uno di loro ha osservato che la Messenia e Corinto non funzionano tanto come “protagoniste” della narrazione, ma la natura e il paesaggio greco giocano comunque un ruolo importante come cornice della storia. Il critico Ilias Fragoulis ha invece rilevato che Nolan ha scelto un approccio diverso da quello atteso dal pubblico, trattando il poema omerico in modo “asciutto” e realistico, lontano dalla fantasia o dalla favola mitologica per tutte le età, aggiungendo che il problema non era la fedeltà al testo (non essendo un’opera storica) ma piuttosto una certa debolezza nella costruzione narrativa e l’assenza della spettacolarità attesa.
LiFO, rivista culturale molto seguita, ha scelto un taglio più riflessivo: in occasione della trasposizione cinematografica del poema omerico, un critico letterario e filologo classico ha parlato della psicologia degli eroi epici e della fedeltà del film all’originale.
Il pubblico, tra nostalgia scolastica e polemica politica
ΛΕΞ LIVE ha raccolto reazioni fuori dalle sale ateniesi: molti spettatori si sono detti colpiti non tanto dalla spettacolarità quanto dal fatto che il film li ha riportati a un testo incontrato per la prima volta a scuola — uno spettatore 55enne ha detto che il film lo ha riportato ai tempi scolastici, aggiungendo che Ulisse “non ha bisogno di effetti speciali” perché è il testo stesso a superarli. Lo stesso articolo ricorda che prima ancora dell’uscita nelle sale, “Odissea” aveva già sollevato una “tempesta” di reazioni in Grecia, comprese critiche politiche: il partito Niki aveva denunciato il sostegno pubblico alla produzione.
In sintesi: la stampa greca non ha una linea unica. Si va dalla stroncatura assoluta (Ethnos), alla critica “tecnica” sulla resa narrativa e sulla scarsità di attori greci nel cast, fino a un filone più conciliante che valorizza il ritorno di interesse verso Omero nelle scuole e nella cultura popolare — con un sottofondo di polemica identitaria/politica sul casting (già emerso a livello internazionale con le polemiche su Lupita Nyong’o come Elena di Troia).
La polemica sul casting: l’assenza di attori greci
Questo è stato il tema dominante nella stampa greca, ben prima ancora dell’uscita del film. Diverse testate (Tanea, TheTOC, HuffPost Greece, CNN.gr) hanno ripreso un articolo di Politico secondo cui la scelta del ruolo di Elena di Troia affidato all’attrice americana di origini messicano-keniote Lupita Nyong’o ha provocato reazioni molto forti, innescate per prime dal commento di Elon Musk, che ha scritto su X che “Nolan ha profanato Omero e si è piegato alle regole ‘woke’ richieste per vincere un Oscar”, aggiungendo un insulto rivolto al regista. Da lì il dibattito si è spostato immediatamente sui media greci e sui social network, dove storici, registi e critici cinematografici hanno espresso opinioni contrastanti.
Il punto più sentito, però, non è stato tanto il colore della pelle dell’attrice quanto l’assenza totale di attori greci nei ruoli principali — nonostante il film sia basato su un poema epico greco e sia stato girato anche in Grecia. Il sito della diaspora Greek City Times ha pubblicato una lettera aperta al cast in cui si legge: «La Grecia non è semplicemente uno scenario dell’antichità. È un paese vivo. I Greci non siamo semplicemente figure storiche del passato. Siamo contemporanei».
Curiosamente, anche il Guardian britannico ha ripreso questo tema in un articolo poi rilanciato dai media greci: il critico Chris Cotonou ha commentato l’assenza anche di un solo attore greco nel cast della nuova trasposizione del poema omerico, sostenendo che la questione va oltre una semplice scelta di casting, dato che Hollywood da decenni sfrutta storie, miti e figure storiche greche senza però dare spazio concreto ad artisti greci. Mad.gr
Secondo Politico (ripreso da The TOC), le opinioni restano divise: chi difende la scelta sostiene che i poemi greci fanno parte della civiltà occidentale e appartengono a tutti, e che un autore ha il diritto di affrontare liberamente un’opera mitologica; chi dissente invece si appella alle descrizioni di Omero, che presenta Elena con tratti fisici specifici.
C’è stato anche un risvolto politico-economico: più fonti ricordano che la produzione ha ricevuto un finanziamento statale di circa 6,5 milioni di euro, il che ha alimentato ulteriori polemiche sull’uso di fondi pubblici greci per un film che “esclude” attori locali. HuffPost
La critica “tecnica”: accento, tono, fedeltà al testo
Oltre al casting, . CNN Greece riporta un altro punto di attrito sollevato dal primo trailer: molti spettatori hanno notato che la maggior parte degli attori usa un accento americano moderno e un linguaggio quotidiano, il che secondo loro toglie all’atmosfera epica dell’opera
Questo si lega a quanto già raccontato: da un lato la stroncatura netta di Ethnos (“un lungo sbadiglio di tre ore”), dall’altro la lettura più equilibrata dei critici intervistati da Parapolitika, che parlano di un approccio “asciutto e realistico” voluto da Nolan, distante dalla fiaba mitologica ma non necessariamente sbagliato — solo diverso da ciò che il pubblico si aspettava.
In sintesi, il filo conduttore della stampa greca è meno “il film è bello o brutto” e più “chi ha il diritto di raccontare l’Odissea, e come” — un dibattito identitario-culturale quasi più acceso della critica cinematografica in senso stretto.
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