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Il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea spiegato semplice

The Event Horizon Telescope (EHT) collaboration, who produced the first ever image of our Milky Way black hole released in 2022, has captured a new view of the massive object at the centre of our Galaxy: how it looks in polarised light. This is the first time astronomers have been able to measure polarisation, a signature of magnetic fields, this close to the edge of Sagittarius A*. This image shows the polarised view of the Milky Way black hole. The lines overlaid on this image mark the orientation of pola

di Claudio Pasqua

Raccontare in parole semplici le nuove scoperte e i misteri della fisica è una sfida non da poco, come tentare di spiegare a nostra nonna le meraviglie di un universo che va ben oltre il giardino di casa (a meno che vostra nonna non sia Jocelyn Bell!

Immaginate che il nostro universo sia una grande famiglia, e al centro della nostra “casa”, che chiamiamo Via Lattea, ci sia un gigantesco aspirapolvere cosmico chiamato Sagittarius A* (o Sgr A* per gli amici). Proprio come un aspirapolvere tira a sé la polvere, Sgr A* attira a sé gas, stelle, e tutto ciò che gli passa vicino. Ma questo aspirapolvere è speciale: ha intorno una specie di campo “magico” (un campo in fisica è un’entità che esprime una grandezza come funzione della posizione nello spazio e nel tempo, o, nel caso relativistico nello spazio tempo) , che possiamo immaginare come un insieme di linee invisibili che girano tutto intorno a lui in modo molto ordinato.

Un po’ come quando usiamo una bussola per trovare la direzione: la bussola usa il campo magnetico della Terra per dirci dove è il nord. Intorno a Sgr A*, e anche intorno a un altro buco nero gigante lontano da noi chiamato M87*, ci sono questi campi magnetici che aiutano a dire alla materia come muoversi.

La prima immagine in luce polarizzata del buco nero supermassiccio Sagittarius A*, quello al centro della nostra galassia, mostra molteplici somiglianze con quella del buco nero di M87. Ottenuto dalla collaborazione Event Horizon Telescope, cui collaborano anche ricercatrici e ricercatori dell’Infn e dell’Inaf, il risultato è stato pubblicato oggi su The Astrophysical Journal Letters

Vista in luce polarizzata, questa immagine affiancata dei buchi neri supermassicci M87* e Sagittarius A* indica agli scienziati che queste bestie hanno strutture di campo magnetico simili. Crediti: Eht Collaboration
Vista in luce polarizzata, questa immagine affiancata dei buchi neri supermassicci M87* e Sagittarius A* indica agli scienziati che questi “mostri” hanno strutture di campo magnetico simili. Crediti: Eht Collaboration

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Gli scienziati hanno uno strumento speciale chiamato Event Horizon Telescope che è come un gigantesco occhio che guarda il cielo. Con questo “occhio”, hanno potuto vedere Sgr A* e M87* in una luce speciale che ci mostra come sono fatti questi campi magici. Questo aiuta gli scienziati a capire meglio come questi giganti aspirapolveri cosmici interagiscono con tutto ciò che li circonda.

La cosa interessante è che, anche se Sgr A* è molto più piccolo di M87*, entrambi hanno campi magnetici che sembrano funzionare allo stesso modo. Questo fa pensare agli scienziati che tutti i buchi neri, grandi o piccoli, potrebbero avere questi campi magici che li aiutano a interagire con l’universo intorno a loro.

Studiare questi campi magnetici è come cercare di capire una lingua segreta che ci dice come vivono e si comportano questi misteriosi aspirapolveri cosmici. E tutto questo è possibile grazie a squadre di scienziati di tutto il mondo che lavorano insieme, usando telescopi sparsi per il pianeta per guardare l’universo in modi che mai avremmo potuto immaginare prima.

 

Per chi vuole approfondire: 

 

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