In foto: il compositore della colonna sonora di The Ofissey, Ludwig Göransson,
Prima regola per godersi davvero questo film: non guardarlo, ascoltalo. La sceneggiatura visiva di Nolan è potente come sempre, ma la vera chiave di lettura di Odissea passa dalle orecchie, non dagli occhi. Ecco come prepararsi.
Se entri in sala aspettandoti il solito impianto sinfonico da kolossal — ottoni trionfali, archi che gonfiano ogni scena di battaglia — resterai spiazzato nei primi dieci minuti. Ludwig Göransson, su richiesta esplicita di Nolan, ha scartato completamente l’orchestra tradizionale.a qui compie una scelta radicale: Nolan gli ha chiesto esplicitamente di non usare un’orchestra. La motivazione è filologica prima ancora che estetica: il compositore ha spiegato che l’orchestra semplicemente non esisteva nell’epoca raccontata, e che questa restrizione è diventata un’opportunità per creare qualcosa di inedito. Preparati a un suono spoglio, arcaico, quasi infestato, invece del solito “muro sinfonico”.
Ascolta il bronzo, letteralmente
Uno degli elementi centrali della partitura sono 35 gong di bronzo di dimensioni diverse, suonati e stratificati insieme a superfici metalliche di recupero — ringhiere, lamiere, persino condizionatori colpiti per strada in cerca di texture “sporche” e imperfette. Il risultato è un suono che non assomiglia a nessuna libreria sonora standard.
Consiglio pratico: nelle scene di tensione o di soglia (un passaggio, un rito, un momento di attesa prima dell’azione), fai attenzione ai suoni metallici che sembrano “storti” o non perfettamente accordati. Non è un errore di missaggio: è la cifra stilistica del film. Quel suono “imperfetto” è lì apposta per farti sentire che stai ascoltando qualcosa di reale e antico, non di sintetizzato per piacere.
Segui la lira come se fosse un personaggio
Tra gli strumenti storici recuperati per l’occasione — lira e aulos, autentici strumenti della tradizione greca — la lira ha un ruolo particolare: accompagna Odisseo quasi come una firma sonora personale, un leitmotiv identitario più che un semplice tappeto ambientale.
Consiglio pratico: ogni volta che senti la lira, chiediti cosa sta attraversando il personaggio in quel momento. È uno strumento usato con intenzione drammaturgica precisa, non decorativa — vale la pena trattarlo come indizio narrativo, non solo come colore d’ambientazione.
Non aspettarti “grandeur” nei momenti che di solito la richiedono
Ci sono scene — sbarchi, scontri, rivelazioni — in cui il cinema epico ti ha abituato a un’esplosione orchestrale. Qui potrebbe non arrivare, o arrivare in una forma completamente diversa (percussiva, vocale, minimale). Non è una mancanza: è una scommessa stilistica. Prova a resistere all’istinto di “sentire la mancanza” dell’orchestra e lascia che il vuoto sonoro faccia il suo lavoro drammatico.
Guardalo (ascoltalo) una seconda volta, se puoi
Come spesso accade con i film di Nolan, la prima visione è dominata dalla trama e dall’immagine; la seconda permette di cogliere la costruzione sonora con più lucidità. Se il film ti colpisce, vale la pena tornarci proprio per isolare mentalmente la colonna sonora dal resto.
In sala: consigli tecnici
- Scegli una sala con un buon impianto audio (Dolby Atmos o equivalente, se disponibile): questa colonna sonora vive di dettagli timbrici e texture che un impianto mediocre appiattisce.
- Evita gli spoiler sonori: se puoi, non ascoltare in anticipo la colonna sonora integrale su piattaforme streaming — arrivarci “vergini” rende più forte lo spiazzamento nei primi minuti di film.
- Non cercare la “hit” memorabile: questa non è una colonna sonora da fischiettare all’uscita, come poteva esserlo un tema Zimmer. È una colonna sonora che lavora per accumulo e atmosfera, non per melodia riconoscibile.
Il consiglio di fondo resta uno solo: entra in sala pronto a disimparare cosa “deve” suonare un’epica antica, e lascia che il bronzo di Göransson ti spiazzi.
L’immagine in copertina è di su Wikipedia

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