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È corretto dire che il ghiaccio si scioglie?

ghiaccio-scioglie

Sì, è corretto dire “il ghiaccio si scioglie”.

La distinzione è questa: nel linguaggio scientifico stretto, soprattutto in fisica e chimica, è più preciso dire che il ghiaccio fonde, perché passa dallo stato solido allo stato liquido senza formare una soluzione. Lo zucchero, invece, si scioglie nell’acqua perché diventa soluto in un solvente.

NELLA LINGUA ITALIANA “SCIOGLIERSI” SIGNIFICA PROPRIO “PASSAGGIO DI STATO”

Ma nella lingua italiana comune e corretta, “sciogliersi” ha un significato più ampio: può indicare anche il diventare liquido, il perdere consistenza, il disfarsi per effetto del calore. Per questo dire “la neve si scioglie”, “il ghiaccio si scioglie”, “si sciolgono i ghiacciai” è perfettamente accettabile.

La stessa Accademia della Crusca chiarisce che “sciogliere/sciogliersi” in questi usi può riferirsi al passaggio dell’acqua dallo stato solido allo stato liquido e cita anche dizionari che registrano “scioglimento della neve” e “liquefazione” tra i significati propri del termine. Quindi non è solo un uso popolare: è un uso italiano legittimo.

Una formulazione equilibrata potrebbe essere:

In fisica, il ghiaccio fonde; nell’italiano comune, però, è pienamente corretto dire che il ghiaccio si scioglie, perché “sciogliersi” non significa solo dissolversi in un solvente, ma anche passare allo stato liquido o perdere compattezza per effetto del calore.

In sintesi: il purista da laboratorio può dire “fonde”; l’italiano può tranquillamente dire “si scioglie”. E il ghiaccio, nel dubbio, continua a fare entrambe le cose: grammaticalmente si scioglie, fisicamente fonde.

ESEMPI DI GRANDI SCRITTORI 

Nnella tradizione letteraria italiana si trova tranquillamente sciogliere / disciogliere riferito a ghiaccio, neve, gelo. Spesso gli autori usano la forma più letteraria disciogliere, ma il senso è proprio quello: passare dal solido al liquido.

Ecco alcuni passaggi utili.

Torquato Tasso, nelle Rime d’amore, usa l’immagine in modo chiarissimo:

«Lasso! qual brina al sole o dove spira
Tepido vento si discioglie il ghiaccio,
Tal ancor io mi sfaccio…»

Qui il ghiaccio “si discioglie” per effetto del sole o del vento tiepido: è un uso poetico, ma fisicamente chiarissimo.

Giovan Battista Marino, nelle Dicerie sacre, scrive:

«…discioglie il sole nelle sommità de’ monti le congelate nevi e l’accumulate pruine in tepidi ruscelli.»

È praticamente una definizione letteraria del disgelo: il sole discioglie le nevi gelate trasformandole in ruscelli.

Sempre Marino, in un altro passo citato nell’edizione della Sampogna, parla del sole che:

«…le congelate nevi discioglie.»

E subito dopo usa anche l’immagine del “ghiaccio” del petto, cioè il gelo interiore, che può essere “distemperato”.

Bernardin de Saint-Pierre, in Paolo e Virginia, nella traduzione ottocentesca italiana, usa una similitudine molto efficace:

«A quella guisa che il sole discioglie ed appiana un monte di ghiaccio sull’apennino…»

Qui non solo il ghiaccio si discioglie: addirittura il sole “appiana” un monte di ghiaccio, cioè lo consuma, lo riduce, lo fa sparire.

In un testo poetico ottocentesco dedicato ad Alessandro Volta alpinista, si trova:

«Sete col ghiaccio pure a stento accheta.
Che in cavo rame egli discioglie e aduna.»

Il ghiaccio viene disciolto in un recipiente per ottenere acqua: uso concreto, non metaforico.

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