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8 giugno: Giornata Mondiale degli Oceani, didattica e divulgazione scientifica

agricoltura mare

Ogni anno, l’8 giugno, si celebra la Giornata Mondiale degli Oceani, un appuntamento internazionale dedicato alla tutela dei mari, alla conoscenza degli ecosistemi marini e alla consapevolezza del ruolo fondamentale che gli oceani svolgono nella vita del pianeta. La ricorrenza nasce nel contesto della Conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo, svoltasi a Rio de Janeiro nel 1992, uno degli eventi più importanti nella storia della riflessione globale sui temi ambientali.

Il World Oceans Day non è soltanto una data simbolica. È un’occasione per fermarsi a riflettere su quanto mari e oceani incidano sulla nostra esistenza quotidiana, anche quando viviamo lontano dalle coste. Gli oceani regolano il clima, producono una parte rilevante dell’ossigeno che respiriamo, assorbono anidride carbonica, ospitano una straordinaria biodiversità e sostengono l’economia di moltissimi Paesi attraverso pesca, trasporti, turismo, ricerca scientifica e risorse naturali.

La loro importanza è riconosciuta anche dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, in particolare dall’Obiettivo 14, che richiama la necessità di conservare e utilizzare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine. Non si tratta soltanto di proteggere l’ambiente, ma di garantire un futuro equilibrato alle comunità umane, alle economie costiere e agli ecosistemi che rendono possibile la vita sulla Terra.

In questo quadro si inserisce il Decennio delle Scienze del Mare per lo Sviluppo Sostenibile 2021-2030, promosso dalle Nazioni Unite. L’iniziativa ha l’obiettivo di rafforzare la ricerca scientifica, diffondere conoscenze sul mondo marino, favorire una maggiore sensibilità ambientale e individuare soluzioni concrete per affrontare problemi come l’inquinamento, la perdita di biodiversità, l’acidificazione degli oceani, il riscaldamento globale e lo sfruttamento eccessivo delle risorse marine.

L’UNESCO e la Commissione Oceanografica Intergovernativa, conosciuta anche come IOC, hanno più volte sottolineato il valore strategico di questo decennio. L’obiettivo è fare in modo che la comunità internazionale sviluppi una conoscenza più solida degli oceani e impari a proteggerli in maniera responsabile e duratura. La Direttrice Generale dell’UNESCO, Audrey Azoulay, ha evidenziato come questi dieci anni rappresentino un’occasione decisiva per cambiare il rapporto tra l’umanità e il mare, promuovendo una cultura dell’oceano più diffusa, consapevole e accessibile.

La Giornata Mondiale degli Oceani è dunque anche un’importante opportunità educativa. Parlare di oceani a scuola significa affrontare temi scientifici, ambientali, geografici, economici e sociali. Significa aiutare gli studenti a comprendere che il mare non è un elemento distante o marginale, ma un sistema vivo e complesso, strettamente collegato al clima, all’alimentazione, alla salute, alla tecnologia e al futuro delle nuove generazioni.

In Italia, nell’ambito delle attività legate alla ricorrenza, sono state promosse diverse iniziative culturali e didattiche. Tra queste, a Palazzo Zorzi, a Venezia, è stata ospitata l’esposizione temporanea Ocean&Climate Village, insieme all’installazione Feel the Change, pensata per avvicinare il pubblico ai temi del cambiamento climatico e del rapporto tra oceani e ambiente. L’accesso gratuito ha reso l’iniziativa ancora più significativa, permettendo a cittadini, studenti e famiglie di partecipare a un percorso di divulgazione scientifica e sensibilizzazione.

Sempre nell’ambito della Giornata Mondiale degli Oceani, la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO ha preso parte al seminario “L’Educazione all’Oceano nel Decennio delle Scienze del Mare per lo Sviluppo Sostenibile”, organizzato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito all’interno del progetto UNESCO Scuole Associate ASPnet.

Il seminario ha rappresentato un momento di confronto tra istituzioni, esperti e mondo della scuola. Nella prima parte dell’incontro sono intervenuti rappresentanti di realtà impegnate nella promozione dell’Ocean Literacy, cioè l’educazione all’oceano. Tra queste, il Comitato Nazionale dell’Educazione all’Oceano e la Commissione Oceanografica Intergovernativa. Al centro degli interventi vi è stata la necessità di rafforzare la conoscenza del mare e degli oceani, non solo come argomento scientifico, ma come elemento essenziale per comprendere le grandi sfide ambientali del nostro tempo.

I relatori hanno evidenziato l’importanza di portare questi temi nelle scuole, rendendoli parte integrante dei percorsi formativi. Studiare l’oceano significa infatti imparare a leggere il pianeta in modo interdisciplinare: dalla biologia alla geografia, dalla chimica alla fisica, dall’educazione civica all’economia sostenibile.

La seconda parte dell’iniziativa ha dato spazio alle scuole della rete ASPnet, protagoniste di progetti dedicati al mare e alla sostenibilità. Gli insegnanti referenti dell’IIS Pischedda Bosa di Oristano, dell’IIS Europa Unita di Lissone e del Liceo Giordano Bruno di Arzano hanno presentato le attività realizzate durante l’anno scolastico 2022-2023. Le esperienze raccontate hanno mostrato come l’educazione all’oceano possa diventare un laboratorio di cittadinanza attiva, ricerca, creatività e responsabilità ambientale.

Per la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO è intervenuta la Dott.ssa Antonella Cassisi, che ha ribadito l’attenzione con cui la Commissione segue il tema dell’oceano. Nel suo intervento ha richiamato le attività di collaborazione con la Commissione Oceanografica Intergovernativa, con particolare riferimento a Ocean Literacy Italia e alla traduzione e pubblicazione in italiano del volume UNESCO “Educazione all’Oceano per tutti – Kit pratico”.

La Giornata Mondiale degli Oceani, quindi, non è soltanto una celebrazione ambientale, ma un invito a ripensare il rapporto tra conoscenza, scuola e sostenibilità. Educare all’oceano significa formare cittadini più consapevoli, capaci di comprendere le connessioni tra le proprie azioni quotidiane e la salute del pianeta. Perché proteggere il mare non riguarda solo chi vive sulle coste: riguarda tutti noi.

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