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Hanno davvero clonato le suite di Adobe e Office?

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Adobe e Microsoft Office clonati con l’intelligenza artificiale? Cosa sono le alternative gratuite che sfidano i giganti del software

ArtCraft presenta applicazioni open source ispirate a Photoshop, Illustrator, Premiere Pro, Word, Excel e PowerPoint. Il progetto, sviluppato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, promette di ridurre la dipendenza dagli abbonamenti. Ma attenzione: non si tratta ancora di sostituti completi dei programmi originali.

PER CHI HA POCO TEMPO 

ArtCraft non ha inventato nulla: programmi gratuiti come GIMP, Inkscape e LibreOffice esistono da anni. La novità è l’uso dell’intelligenza artificiale per sviluppare alternative più rapidamente. Parlare di reverse engineering è improprio senza prove: creare software con funzioni simili non significa copiare il codice originale. Inoltre, le applicazioni sono ancora acerbe e presentano malfunzionamenti e limiti importanti.

PER CHI VUOLE APPROFONDIRE 

C’è una notizia che sta facendo discutere il mondo della tecnologia: un singolo sviluppatore ha realizzato una serie di applicazioni gratuite che riproducono molte delle funzioni e dell’interfaccia dei più conosciuti programmi Adobe e Microsoft Office. Il progetto si chiama ArtCraft e rappresenta uno degli esempi più interessanti di come l’intelligenza artificiale stia cambiando il modo di sviluppare software.

L’idea è semplice, almeno sulla carta: creare alternative liberamente utilizzabili a programmi professionali che, da anni, vengono distribuiti soprattutto attraverso abbonamenti o licenze commerciali.

Photoshop, Illustrator, Premiere Pro, Lightroom, InDesign, Word, Excel e PowerPoint sono strumenti utilizzati quotidianamente da grafici, fotografi, giornalisti, professionisti della comunicazione, aziende e studenti. Il loro costo, insieme alla complessità delle licenze, ha alimentato nel tempo la ricerca di alternative gratuite.

ArtCraft prova a rispondere proprio a questa esigenza. La vera novità, tuttavia, non è soltanto la disponibilità di programmi senza abbonamento, ma il metodo con cui sono stati realizzati: una parte consistente dello sviluppo sarebbe stata affidata all’intelligenza artificiale, riducendo sensibilmente il lavoro necessario per costruire prototipi di applicazioni complesse.

ArtCraft: sette alternative ai programmi Adobe

Il progetto è stato avviato da Brandon Thomas, sviluppatore software con esperienza nel settore tecnologico. Le applicazioni sono scritte in Rust, un linguaggio di programmazione apprezzato per le prestazioni e la gestione della memoria.

La prima parte del progetto riguarda gli strumenti per la grafica, la fotografia, il video e l’impaginazione.

  • PhotoCraft, ispirato ad Adobe Photoshop, permette di lavorare sulle immagini attraverso livelli, maschere e strumenti di modifica.
  • VectorCraft, alternativa a Illustrator, è dedicato alla grafica vettoriale.
  • LightCraft, ispirato a Lightroom, si concentra sulla gestione e sulla regolazione delle fotografie.
  • FilmCraft, pensato come alternativa a Premiere Pro, offre un ambiente per il montaggio video.
  • EffectCraft, ispirato ad After Effects, punta alla composizione e agli effetti visivi.
  • DesignCraft, alternativa a InDesign, è orientato all’impaginazione editoriale.
  • PrintCraft, presentato come alternativa ad Acrobat, è destinato alle attività legate ai documenti PDF.

Il progetto mira a riprodurre funzioni e modalità operative familiari a chi già utilizza i programmi Adobe. L’obiettivo è permettere agli utenti di avvicinarsi ai nuovi strumenti senza dover necessariamente imparare da zero un’interfaccia completamente diversa.

Le applicazioni sono distribuite gratuitamente e con codice sorgente consultabile, secondo le licenze dichiarate nei rispettivi repository. Questo consente agli sviluppatori di esaminare il software e, nei limiti delle licenze, modificarlo e ridistribuirlo.

Fonte di approfondimento: Creative Bloq, prova delle applicazioni ArtCraft.

Arriva anche la sfida a Microsoft Office

La novità non si limita alla creatività digitale. Dopo le applicazioni ispirate ad Adobe, il progetto si è esteso anche alla produttività d’ufficio, con tre programmi dedicati a documenti, fogli di calcolo e presentazioni.

WordCraft è ispirato a Microsoft Word e punta alla creazione e alla modifica di documenti di testo.

GridCraft riprende alcune delle funzioni tipiche di Excel, con righe, colonne e strumenti per organizzare i dati.

DeckCraft è pensato per realizzare presentazioni, sul modello di PowerPoint.

L’ambizione è offrire una suite gratuita che copra alcune delle attività più comuni svolte quotidianamente da professionisti e aziende. Tuttavia, la compatibilità con i formati DOCX, XLSX e PPTX non deve essere confusa con una perfetta equivalenza rispetto a Microsoft Office: documenti complessi, formule, macro, grafici, animazioni e impaginazioni elaborate richiedono verifiche specifiche.

Il progetto si trova ancora in una fase iniziale. Per questo motivo, prima di utilizzarlo in un ambiente di lavoro, è opportuno verificare che i file possano essere aperti, modificati e salvati senza perdita di informazioni.

 

Il ruolo dell’intelligenza artificiale: scrivere software in tempi più brevi

Secondo quanto dichiarato dallo sviluppatore, per realizzare le applicazioni è stato utilizzato Claude Opus 5.5, un modello di intelligenza artificiale sviluppato da Anthropic.

L’IA può contribuire alla generazione del codice, alla costruzione delle interfacce, alla realizzazione di funzioni e alla correzione degli errori. Invece di scrivere manualmente ogni singola componente, lo sviluppatore può descrivere il comportamento desiderato, chiedere al modello di generare il codice e procedere per successive revisioni.

Questo approccio viene spesso definito vibe coding: un metodo di sviluppo nel quale il programmatore utilizza prevalentemente istruzioni in linguaggio naturale per guidare la generazione del software.

Il risultato può essere sorprendente. Attività che in passato richiedevano team numerosi e lunghi cicli di sviluppo possono essere affrontate da gruppi più piccoli, o persino da singoli sviluppatori, almeno nella realizzazione delle prime versioni.

Ma esiste una differenza fondamentale tra generare rapidamente un programma e costruire un prodotto professionale affidabile.

Un’applicazione grafica deve gestire correttamente file complessi, operazioni ripetute, grandi quantità di dati, errori imprevisti e periferiche differenti. Deve inoltre essere aggiornata, testata e mantenuta nel tempo.

L’intelligenza artificiale può accelerare queste attività, ma non elimina la necessità di verificare il codice, correggere i difetti e controllare il comportamento del software in condizioni reali.

Hanno copiato davvero Adobe e Microsoft?

È uno degli aspetti più controversi della vicenda.

Nei video che circolano online si parla spesso di programmi «copiati integralmente» attraverso il reverse engineering. Questa descrizione è però fuorviante e non vera.

Il reverse engineering consiste nell’analizzare un sistema già esistente per comprenderne il funzionamento. La reimplementazione indipendente, invece, consiste nel realizzare un nuovo programma che riproduce determinate funzioni senza necessariamente riutilizzare il codice sorgente originale.

Nel caso ArtCraft, il progetto viene presentato come una ricostruzione indipendente, realizzata con codice nuovo e con l’aiuto dell’IA. Non risultano prove pubbliche sufficienti per affermare che le applicazioni siano state ottenute decompilando sistematicamente i programmi Adobe o Microsoft e copiandone il codice originale.

La distinzione è importante anche sul piano legale. Un’interfaccia simile, la presenza di strumenti equivalenti o la capacità di aprire un determinato formato non dimostrano, da sole, che sia stato violato il diritto d’autore.

Allo stesso tempo, la disponibilità del codice sorgente e l’uso di una licenza open source non costituiscono una garanzia automatica di conformità a tutte le norme applicabili. La valutazione dipende dalle caratteristiche effettive del software, dagli elementi eventualmente riprodotti e dalla legislazione pertinente.

In Europa, la direttiva sulla tutela giuridica dei programmi per elaboratore disciplina anche alcune ipotesi specifiche di decompilazione per l’interoperabilità, ma non autorizza indistintamente la copia di qualsiasi software.

 

I limiti delle alternative gratuite

La possibilità di utilizzare software senza abbonamento è certamente interessante. Tuttavia, i primi test pubblicati mostrano che ArtCraft non è ancora pronto a sostituire integralmente le applicazioni professionali più consolidate.

Nel caso di PhotoCraft, alcune funzioni di selezione automatica, ritocco e applicazione dei filtri risultano meno precise rispetto a Photoshop. LightCraft presenta limiti nella gestione dei profili fotografici e di alcune funzioni di sviluppo RAW.

Anche FilmCraft incontra difficoltà con determinati formati video e con flussi di lavoro impegnativi, soprattutto quando si utilizzano filmati ad alta risoluzione o caratteristiche tecniche avanzate.

Questi limiti non annullano il valore dell’iniziativa. Mostrano, piuttosto, quanto sia difficile riprodurre non soltanto l’aspetto di un programma, ma anche tutte quelle funzioni secondarie che gli utenti professionali danno per scontate.

Sono proprio i dettagli a fare la differenza: la precisione di un filtro, la compatibilità con un archivio di lavoro, la stabilità durante un montaggio, la gestione delle scorciatoie e la possibilità di recuperare un progetto dopo un errore.

Per chi lavora professionalmente con fotografie, video e documenti destinati ai clienti, la scelta più prudente è sperimentare ArtCraft su copie di file non importanti, senza affidargli immediatamente produzioni critiche.

Adobe e Microsoft devono preoccuparsi?

La domanda è legittima, ma la risposta non è che le due aziende siano destinate a scomparire.

Adobe e Microsoft dispongono di prodotti maturi, ecosistemi consolidati, servizi cloud, aggiornamenti regolari e una vasta rete di utenti professionali. Il loro valore non risiede soltanto nel codice, ma anche nell’affidabilità, nella compatibilità e nell’integrazione con altri strumenti.

ArtCraft, invece, dimostra che l’intelligenza artificiale può abbassare la soglia d’ingresso nello sviluppo software. Un singolo sviluppatore può oggi tentare di riprodurre in tempi molto più brevi le funzioni principali di applicazioni che, in passato, avrebbero richiesto investimenti considerevoli.

Se questi progetti riusciranno a migliorare stabilità, compatibilità e completezza, potrebbero aumentare la pressione competitiva sui produttori di software proprietario.

La conseguenza più interessante potrebbe essere indiretta: aziende come Adobe e Microsoft potrebbero essere spinte a rendere più accessibili i propri servizi, migliorare le condizioni degli abbonamenti o differenziare maggiormente le offerte per professionisti, piccole imprese e utenti occasionali.

Le alternative gratuite esistevano già

È importante ricordare che ArtCraft non inaugura il mondo del software creativo gratuito.

Per la grafica raster esiste GIMP; per la pittura digitale Krita; per la grafica vettoriale Inkscape. LibreOffice rappresenta da anni una valida alternativa open source a Microsoft Office per molte attività d’ufficio. Per il montaggio video, DaVinci Resolve offre una versione gratuita particolarmente ricca di funzionalità, pur non essendo un progetto open source.

La novità di ArtCraft è soprattutto la somiglianza con le interfacce dei programmi commerciali più conosciuti e la velocità con cui sono state realizzate le prime versioni grazie all’intelligenza artificiale.

Per chi desidera liberarsi dagli abbonamenti, il consiglio è quindi di valutare caso per caso le alternative disponibili, considerando il lavoro da svolgere, la compatibilità dei file e il livello di affidabilità necessario.

Una rivoluzione possibile, ma ancora da verificare

La vicenda ArtCraft racconta molto del futuro del software. L’intelligenza artificiale non sta soltanto aiutando le aziende a migliorare i propri prodotti: permette anche a sviluppatori indipendenti di costruire strumenti che, fino a pochi anni fa, sarebbero stati difficili da realizzare con risorse limitate.

È però necessario distinguere l’entusiasmo dalla realtà. Non è dimostrato che Adobe e Microsoft siano state copiate integralmente attraverso il reverse engineering, né che le nuove applicazioni possano già sostituire tutte le funzioni delle suite originali.

Il progetto è promettente, ma ancora acerbo. Il suo successo dipenderà dalla capacità di trasformare prototipi generati rapidamente in strumenti stabili, sicuri e affidabili.

La domanda, quindi, non è se Adobe e Microsoft siano già state sconfitte. È se l’intelligenza artificiale renderà progressivamente più facile sviluppare alternative credibili ai programmi che dominano il mercato da decenni.

Per gli utenti, una maggiore concorrenza potrebbe tradursi in più scelta e costi inferiori. Per l’industria del software, potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase competitiva.

 

 

Fonti e approfondimenti

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AI per Manager è la rubrica  di Gravità Zero in collaborazione con Business Intelligence Portal e di Piemonte Impresa dedicata a manager e imprenditori, con consigli pratici per usare l’intelligenza artificiale nelle decisioni e nel lavoro di ogni giorno.

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