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Calcio, l’aggregazione sociale della Nazionale: cosa ci stiamo perdendo

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In Italia il calcio è da sempre molto più di uno sport, è un rito collettivo e un modo per riconoscersi. E al centro di questo rito, storicamente, c’è la Nazionale. Le partite degli azzurri hanno riempito piazze, svuotato strade, unito per novanta minuti un Paese che nella vita di tutti i giorni fatica a sentirsi tale. Il problema è che, da qualche anno, quel rito si è interrotto. La mancata qualificazione ai tornei internazionali, le pesanti sconfitte anche contro squadre di medio livello, la generale qualità dei giocatori e del calcio italiano nel complesso, e soprattutto un mondo che ruota tutto intorno all’immagine, all’apparenza e ai soldi ha creato pian piano un muro tra il mondo del calcio e la passione dei tifosi, specialmente delle nuove generazioni.

Il vuoto di tre Mondiali

L’Italia non partecipa a una Coppa del Mondo dal 2014. Dopo le eliminazioni contro la Svezia (2018) e la Macedonia del Nord (2022), è arrivata la terza mancata qualificazione consecutiva: il 31 marzo 2026, a Zenica, gli azzurri hanno perso ai rigori la gara playoff contro la Bosnia-Erzegovina, dopo aver superato 2-0 l’Irlanda del Nord con i gol di Tonali e Kean. Un’assenza che pesa anche per un paradosso quasi beffardo: all’edizione 2026, ospitata da Stati Uniti, Messico e Canada, l’Italia non c’era, ma sulle panchine di altre nazionali sedevano tre tecnici italiani come Carlo Ancelotti, Fabio Cannavaro e Vincenzo Montella. Un’assenza, ancora, che pesa perché l’Italia è stata per decenni tra le superpotenze mondiali del calcio, proprietaria di un campionato nel quale si facevano carte false per potervi accedere da giocatori, dove l’obiettivo di ogni sportivo diventava attraversare i confini nazionali e accasarsi con la maglia di una delle squadre del campionato di Serie A.

Una generazione senza notti magiche

Il danno più profondo, però, non è sportivo. Un’intera generazione di ragazzi (ma forse anche due generazioni ormai) è cresciuta senza vivere l’atmosfera che solo un Mondiale sa creare: le sere davanti alla tv con amici e parenti, le bandiere ai balconi, i caroselli in caso di vittoria. Chi oggi ha quindici o vent’anni non ha memoria diretta di un’estate azzurra (se non quella della vittoria agli Europei del 2021), e non stupisce che molti si stiano allontanando dalla Nazionale, percepita come qualcosa di lontano e un po’ perdente. L’affetto si trasferisce così sui club, sui campionati stranieri seguiti in streaming, su altre forme di intrattenimento e soprattutto su altri sport. Il legame identitario che le generazioni precedenti hanno costruito attorno a Italia ’90 o al Mondiale del 2006 rischia di spezzarsi.

La ripartenza passa dalla Nations League

Per provare a invertire la rotta, la Federazione ha richiamato in panchina Roberto Mancini, tornato commissario tecnico nell’estate 2026 a tre anni dall’addio e dal titolo europeo conquistato nel 2021. Il nuovo ciclo riparte il 25 settembre all’Olimpico di Roma, nella gara di Nations League contro il Belgio, in un girone che comprende anche Francia e Turchia. L’Italia non ha ancora mai vinto questo torneo, ottenendo al massimo per 2 volte la medaglia di bronzo, in entrambe le occasioni proprio con Mancini in panchina. Il ritorno del ct campione d’Europa non sembra bastare però perché gli azzurri godano nuovamente della fiducia generale: lo si evince non solo dalle impressioni dei tifosi sui social, ma anche dalle scommesse sulla Nations League che vedono l’Italia dietro pure a Olanda, Norvegia e Belgio.

Ricostruire un legame

La strada per riavvicinare il pubblico, e soprattutto i più giovani, passa inevitabilmente da un ritorno ai grandi palcoscenici. Archiviata la Nations League, l’obiettivo diventeranno le qualificazioni agli Europei del 2028, al via nel marzo 2027, e più avanti il sogno di rivedere gli azzurri a un Mondiale dopo troppe delusioni. Perché una Nazionale forte non riempie solo le bacheche: riempie le piazze, e ricorda a un Paese intero cosa significhi tifare insieme. È questo, in fondo, ciò che in questi anni ci stiamo perdendo.

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