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SPID a pagamento: cosa c’è davvero dietro i 6 euro di Poste Italiane

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Lo SPID, Sistema Pubblico di Identità Digitale, è diventato negli ultimi anni uno strumento essenziale per la vita quotidiana dei cittadini italiani. Consente di accedere con un’unica identità digitale a numerosi servizi pubblici e privati: dall’INPS all’Agenzia delle Entrate, dalla sanità digitale ai servizi comunali, fino a molte piattaforme bancarie e assicurative. Proprio per il suo ruolo centrale nella digitalizzazione del Paese, l’introduzione di un costo per lo SPID di Poste Italiane ha suscitato un acceso dibattito. Comprendere cosa c’è “dietro” questo costo aiuta a leggere la decisione in modo più consapevole.

Lo SPID: da servizio gratuito a servizio a pagamento

Quando lo SPID è stato introdotto, l’idea di base era quella di offrire ai cittadini un servizio completamente gratuito. Lo Stato, attraverso convenzioni con i gestori di identità digitale, si faceva carico di parte dei costi necessari a mantenere il sistema operativo. Questo modello aveva un obiettivo chiaro: favorire la diffusione dell’identità digitale, ridurre il divario tecnologico e incentivare l’uso dei servizi online della pubblica amministrazione.

Nel tempo, però, questo equilibrio si è modificato. A partire dal 2026, Poste Italiane ha deciso di introdurre un canone annuale di 6 euro per il rinnovo dello SPID. Il primo anno di attivazione resta gratuito, ma dal secondo anno in poi l’utente è chiamato a contribuire economicamente. Si tratta di una cifra relativamente contenuta, ma che segna un cambiamento importante nella percezione del servizio.

I costi reali di gestione dello SPID

Uno dei motivi principali alla base di questa scelta è rappresentato dai costi strutturali del servizio. Gestire un sistema di identità digitale per milioni di persone non è semplice né economico. Servono infrastrutture informatiche robuste, server sempre attivi, sistemi di sicurezza avanzati per proteggere i dati personali, aggiornamenti continui contro le minacce informatiche e personale qualificato per il supporto tecnico e l’assistenza agli utenti.

A questi elementi si aggiungono gli obblighi normativi: i gestori SPID devono rispettare standard elevati di sicurezza e affidabilità, sottoporsi a controlli, certificazioni e adeguamenti tecnologici. Tutto questo comporta costi continui che non possono essere sostenuti indefinitamente senza una forma di entrata stabile.

La riduzione dei finanziamenti pubblici

Un altro fattore decisivo è la progressiva riduzione del sostegno economico pubblico. Negli anni iniziali, i fondi statali contribuivano a compensare le spese dei provider, rendendo possibile la gratuità per i cittadini. Con il tempo, però, questi finanziamenti sono diminuiti o sono arrivati in modo discontinuo, creando difficoltà nel mantenere il servizio senza introdurre un contributo diretto degli utenti.

In questo contesto, Poste Italiane – come altri gestori – si è trovata di fronte a una scelta: continuare a sostenere i costi internamente o trasferirne una parte agli utenti. La decisione di introdurre un canone annuale risponde quindi a un’esigenza di sostenibilità economica.

Il contesto di mercato tra i provider SPID

Poste Italiane non è un caso isolato. Già da tempo altri provider di identità digitale hanno introdotto costi annuali per lo SPID. Questo ha creato un contesto di mercato in cui la gratuità totale non è più la regola. Poste, gestendo una quota molto elevata degli SPID attivi in Italia, sostiene costi proporzionalmente maggiori rispetto ad altri operatori e ha quindi un’esposizione economica più significativa.

Il canone di 6 euro può essere letto anche come un allineamento a una tendenza generale del settore, in cui il servizio viene riconosciuto come utile e necessario, ma non più completamente finanziato dallo Stato.

Cosa copre concretamente il costo

È importante chiarire che il pagamento non introduce funzionalità aggiuntive né servizi “premium”. Il servizio resta identico a quello precedente: stessa modalità di accesso, stessi livelli di sicurezza, stessa validità per l’accesso ai servizi pubblici e privati. Il costo serve principalmente a coprire la manutenzione del sistema, la sicurezza informatica, l’assistenza agli utenti e l’affidabilità complessiva del servizio.

In altre parole, non si paga per avere di più, ma per garantire che ciò che già esiste continui a funzionare in modo stabile e sicuro nel tempo.

Esenzioni e tutela delle categorie più fragili

Poste Italiane ha previsto esenzioni per alcune categorie di utenti, come gli over 75, i minorenni e i residenti all’estero. Questa scelta mira a ridurre l’impatto economico su persone che potrebbero avere maggiori difficoltà o un uso meno frequente dei servizi digitali. Si tratta di un tentativo di bilanciare sostenibilità economica e attenzione sociale.

Le alternative per chi non vuole pagare

Va ricordato che il pagamento non è obbligatorio in senso assoluto. Chi non desidera pagare il canone può scegliere un altro gestore SPID che offra ancora il servizio gratuitamente, oppure utilizzare la CIE digitale (CIEID), basata sulla Carta d’Identità Elettronica, che consente l’accesso a molti degli stessi servizi senza costi aggiuntivi.

Una questione di modello futuro

Il costo dello SPID di Poste Italiane si inserisce in una riflessione più ampia sul futuro dell’identità digitale in Italia e in Europa. La digitalizzazione richiede investimenti costanti e modelli economici sostenibili. La domanda di fondo non è solo se sia giusto pagare 6 euro, ma chi debba sostenere i costi di un’infrastruttura digitale fondamentale per la cittadinanza.

Dietro il costo dello SPID di Poste Italiane, dunque,  non c’è solo una scelta commerciale, ma una combinazione di fattori: costi di gestione elevati, riduzione dei finanziamenti pubblici, dinamiche di mercato e necessità di garantire continuità e sicurezza al servizio. Pur essendo una cifra modesta, il canone rappresenta un passaggio simbolico importante: lo SPID non è più percepito come un servizio totalmente gratuito, ma come un’infrastruttura essenziale che richiede un contributo per essere mantenuta nel tempo.

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