Società

Referendum: quando l’Alta Corte era “Riforma Progressista” e ora diventa “Attacco alla Democrazia”

giustizia

Nel programma elettorale del Partito Democratico per le elezioni politiche del 2022, era esplicitamente prevista l’istituzione (con legge di revisione costituzionale) di un’Alta Corte competente a giudicare le impugnazioni sugli addebiti disciplinari dei magistrati e sulle nomine contestate.

Il testo riportato corrisponde esattamente a quanto era scritto nel programma ufficiale del PD (pagina 30 circa, nella sezione sulla giustizia e sul pluralismo delle idee dopo la riforma del CSM).
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Si trattava di una proposta per creare un organo di appello/speciale per le decisioni disciplinari e sulle nomine, con l’obiettivo di maggiore terzietà e circolarità di esperienze.Oggi (gennaio 2026), il PD (insieme a gran parte del campo largo, M5S e AVS) è invece fermamente contrarioalla riforma costituzionale approvata dal Parlamento nel 2025 (legge pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025), che istituisce un’Alta Corte disciplinare come organo di primo grado per tutta la giurisdizione disciplinare dei magistrati (toglie questa funzione ai CSM).

Il partito si sta mobilitando per il No al referendum confermativo previsto per marzo 2026 (le date annunciate sono intorno al 22-23 marzo), definendo la riforma un attacco all’indipendenza della magistratura e uno strumento per “mettere i giudici sotto controllo politico”.

Ecco le due proposte messe a confronto:

  • PD 2022 → Alta Corte come organo di impugnazione/appello sulle decisioni disciplinari già prese dal CSM (quindi una sorta di “secondo grado” o giudice di legittimità/merito sulle sanzioni e nomine).
  • Riforma Nordio/governo 2025 → Alta Corte come organo esclusivo di primo grado per tutti i procedimenti disciplinari (toglie completamente la funzione disciplinare ai due nuovi CSM separati). Inoltre, la composizione prevede un forte elemento di sorteggio (per togati e laici), che molti critici vedono come rischio di ingerenza politica o casualità eccessiva.

Molti commentatori (e anche esponenti ex PD come Stefano Ceccanti) sottolineano questa contraddizione o cambiamento di posizione, definendola una giravolta tattica legata all’opposizione al governo Meloni.

Il PD proponeva qualcosa di simile (stesso nome, stesso scopo di base di un organo “alto” per le questioni disciplinari), ma ora boicotta (o meglio: fa campagna per il No al referendum) una versione che considera molto diversa e peggiorativa. È un classico caso di “stessa idea, ma non se la fa il governo avversario”.

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