Nell’articolo “Epstein files show a complicated relationship with science and journalism”, Scientific American mette a fuoco un aspetto spesso trascurato della vicenda Epstein: il tentativo di costruire una presenza credibile nel mondo della scienza e dell’informazione, “attraverso collegamenti con scienziati”, fino a cercare “relazioni con altri attori—including Scientific American”.
Il punto di partenza è una nuova pubblicazione del Dipartimento di Giustizia: un rilascio di documenti investigativi di dimensioni eccezionali — “più di tre milioni di pagine” – che consente di osservare come Jeffrey Epstein abbia tentato di costruire rapporti con testate giornalistiche, inclusa Scientific American, attraverso le sue connessioni con scienziati.
All’interno di questo corpus, Scientific American segnala la presenza ricorrente di testate scientifiche e generaliste: New Scientist compare in oltre 50 documenti, National Geographic in quasi 200, mentre Scientific American è richiamata in almeno 260 documenti. La rivista precisa che molte di queste occorrenze sono riconducibili a materiale non sostanziale — come contenuti promozionali o articoli semplicemente inoltrati a Epstein — ma aggiunge che alcuni messaggi riflettono un rapporto più stretto con il finanziere, indicando quindi una compresenza di riferimenti passivi e interazioni più dirette.
Un asse tematico rilevante riguarda le connessioni tra Epstein e figure dell’ambiente scientifico che risultano, in tempi diversi, associate alla governance consultiva della rivista. Secondo l’analisi condotta da Scientific American sui file del Dipartimento di Giustizia e su ulteriori documenti ed e-mail pubblicati dal sito di whistleblowing Distributed Denial of Secrets e ottenuti dalla redazione, almeno cinque ex membri e un membro attuale del comitato scientifico consultivo — tra cui Lisa Randall, George Church, Danny Hillis, Martin Nowak, Lawrence Krauss e Nathan Wolfe — sembrano aver avuto collegamenti con Epstein. Contestualmente, la testata chiarisce un punto fondamentale: nessuno dei membri citati è stato incriminato per reati in relazione a tali interazioni.
Nell’articolo viene riportata una fonte primaria (un’e-mail) del 23 settembre 2009, in cui Martin Nowak scrive a Epstein di far parte del comitato consultivo di Scientific American appena costituito, aggiungendo: “Sembra che quasi tutti lì siano tuoi amici”. In relazione allo stesso soggetto, Scientific American ricorda che nel 2021 l’Università di Harvard aveva imposto limitazioni al ruolo accademico di Nowak dopo un’indagine sui finanziamenti del suo programma da parte di Epstein, e che tali sanzioni sono state revocate nel 2023.
Il testo integra inoltre dichiarazioni dirette di persone menzionate nei fascicoli, utili a circoscrivere l’interpretazione delle occorrenze documentali. Nathan Wolfe afferma di non aver mai ricevuto finanziamenti da Epstein e che nessuna delle interazioni citate ha coinvolto Scientific American, aggiungendo che Epstein non ha esercitato alcuna influenza — diretta o indiretta — sui suoi contributi alla rivista. Lisa Randall dichiara che le sue interazioni non hanno in alcun modo influenzato la sua prospettiva sulla scienza o sulla rivista.
Sul piano dell’autonomia editoriale, Scientific American evidenzia che le menzioni nei file non indicano necessariamente un’influenza editoriale. In questo contesto viene citato un episodio del 2014, in cui Epstein sarebbe stato invitato a osservare riunioni di redazione dopo un contatto facilitato da Lawrence Krauss. L’allora direttrice Mariette DiChristina riferisce che Epstein aveva espresso interesse nel comprendere come la rivista individuasse le innovazioni da trattare, ma puntualizza due aspetti decisivi: Epstein non si è mai recato negli uffici di Scientific American e non ha avuto alcuna influenza sulla copertura editoriale.
Infine, la rivista richiama un passaggio del 2014 relativo a una bozza di articolo su Seth Lloyd e il calcolo quantisticoche avrebbe dovuto uscire con il nome di Jeffrey Epstein nel titolo, precisando tuttavia che l’articolo non è mai stato pubblicato da Scientific American. In chiusura, il testo lascia aperta una questione interpretativa centrale: non è chiaro se Epstein cercasse soprattutto influenza e prestigio attraverso la prossimità con scienziati e giornalisti, oppure se mirasse anche a orientare gli esiti della ricerca scientifica. L’articolo si conclude con una nota editoriale: questa storia è in evoluzione e potrebbe essere aggiornata.

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