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Perché le aziende top non vogliono più quotarsi presto

Elon Musk, serial entrepreneur, at TED2013: The Young, The Wise, The Undiscovered.  Wednesday, February 27, 2013, Long Beach, CA. Photo: James Duncan Davidson

Negli anni Novanta e nei primi anni Duemila il percorso di crescita delle grandi aziende tecnologiche seguiva uno schema quasi standardizzato. Una startup nasceva, raccoglieva capitali dai venture capitalist e nel giro di pochi anni arrivava alla quotazione in Borsa. Il mercato pubblico rappresentava il vero traguardo, il momento in cui l’azienda maturava e apriva le porte agli investitori globali. Molti dei grandi nomi della tecnologia hanno seguito questo modello. Amazon, fondata nel 1994, arrivò alla quotazione nel 1997, dopo circa tre anni. Google impiegò circa sei anni tra fondazione e IPO, mentre Facebook ne impiegò circa otto prima di debuttare sul mercato azionario nel 2012.

Negli ultimi quindici anni questo modello è cambiato profondamente. Sempre più aziende tecnologiche di successo scelgono di restare private molto più a lungo, spesso per quindici o vent’anni. SpaceX, fondata nel 2002 da Elon Musk, è ancora oggi una società non quotata. Stripe, fondata nel 2010 e diventata una delle principali piattaforme globali di pagamenti digitali, rimane privata nonostante valutazioni da decine di miliardi di dollari. Anche Databricks, azienda nata nel 2013 nel campo dell’infrastruttura dati e dell’intelligenza artificiale, continua a raccogliere capitali nei mercati privati senza ricorrere alla Borsa.

Le ragioni di questa trasformazione sono diverse e riflettono un cambiamento strutturale nei mercati finanziari globali. In primo luogo oggi esiste una quantità molto maggiore di capitale privato disponibile rispetto a venti o trent’anni fa. Fondi di venture capital, private equity, hedge fund e grandi asset manager sono disposti a investire miliardi di dollari in società non quotate, permettendo alle startup di crescere senza dover ricorrere al mercato pubblico. In secondo luogo molte aziende preferiscono evitare la pressione dei mercati azionari, che impongono risultati trimestrali e una forte attenzione agli utili di breve periodo. Infine la regolamentazione delle società quotate è diventata sempre più complessa e costosa, rendendo l’IPO meno attraente rispetto al passato.

Questo cambiamento ha un effetto diretto anche sui rendimenti degli investimenti. Sempre più spesso la parte più significativa della crescita di valore avviene prima della quotazione. Un esempio emblematico è quello di SpaceX. La società aveva una valutazione stimata di circa 12 miliardi di dollari nel 2015. Nel 2020 la valutazione era salita a circa 46 miliardi, nel 2023 ha superato i 150 miliardi e nel 2025 alcune stime la collocano tra i 350 e i 400 miliardi di dollari. Se l’azienda decidesse di quotarsi oggi, gran parte dei rendimenti sarebbe già stata realizzata dagli investitori che sono entrati negli anni precedenti. Un fenomeno simile si è verificato anche con aziende come Uber, Airbnb e Palantir Technologies, che hanno accumulato una grande parte della loro crescita di valore mentre erano ancora società private.

La conseguenza di questa evoluzione è la nascita di un vero e proprio mercato secondario delle startup. Poiché le aziende rimangono private molto più a lungo, è aumentata la domanda di strumenti che permettano agli investitori di comprare e vendere azioni di società non quotate. In questo mercato vendono spesso dipendenti, primi investitori o venture capital che vogliono monetizzare parte delle loro partecipazioni. Dall’altra parte comprano hedge fund, family office, fondi di wealth management e in alcuni casi nuovi fondi destinati anche agli investitori retail. In questo contesto stanno entrando grandi gestori globali come ARK Invest, Fidelity Investments e BlackRock, che cercano di offrire accesso ai mercati privati anche a investitori non istituzionali.

Tra le società più ambite in questo ecosistema di investimenti privati spicca SpaceX. L’azienda ha costruito una posizione quasi unica nel settore spaziale grazie allo sviluppo di razzi riutilizzabili come il Falcon 9, che hanno ridotto drasticamente i costi di lancio. Questa innovazione ha permesso a SpaceX di conquistare una quota dominante nel mercato globale dei lanci commerciali. Allo stesso tempo la società ha sviluppato Starlink, una rete di satelliti per la connessione internet che conta milioni di utenti in tutto il mondo e genera ricavi ricorrenti. Alcuni analisti ritengono che Starlink potrebbe diventare un business quasi indipendente, con una valutazione potenziale compresa tra 100 e 200 miliardi di dollari.

Un altro esempio di azienda simbolo dei mercati privati è Databricks, spesso descritta come una delle infrastrutture fondamentali per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale nel settore enterprise. La società è stata fondata da ricercatori dell’Università della California a Berkeley che hanno creato Apache Spark, uno dei framework più diffusi per l’elaborazione di grandi quantità di dati. La piattaforma Databricks consente alle aziende di gestire data engineering, analisi avanzata, machine learning e applicazioni di intelligenza artificiale su larga scala. I suoi clienti includono banche, operatori telecom e grandi gruppi industriali, mentre tra i principali competitor figurano Snowflake, Google Cloud e Microsoft. Molti investitori ritengono che nel lungo periodo il controllo delle infrastrutture dati rappresenti uno dei fattori chiave per dominare lo sviluppo dell’AI.

Parallelamente alla crescita delle singole aziende, anche l’intero ecosistema dei mercati privati ha registrato un’espansione straordinaria. Secondo diverse stime, il valore complessivo degli asset gestiti nei mercati privati è passato da circa 2 trilioni di dollari nel 2005 a oltre 13 trilioni nel 2024. Questa crescita ha spinto i grandi asset manager a cercare nuove fonti di capitale oltre agli investitori istituzionali tradizionali. In Europa uno degli strumenti utilizzati è l’ELTIF, un veicolo di investimento pensato per consentire anche agli investitori privati di partecipare a progetti di lungo periodo e asset illiquidi. Accanto agli ELTIF stanno emergendo fondi semi-liquidi e strutture evergreen che permettono una partecipazione più ampia ai mercati privati.

Tuttavia questo nuovo ecosistema non è privo di rischi. Le valutazioni delle aziende private sono spesso meno trasparenti rispetto a quelle delle società quotate. I prezzi vengono stabiliti durante singoli round di finanziamento e possono rimanere invariati per lunghi periodi, creando l’impressione di una stabilità che non sempre riflette la reale situazione economica dell’azienda. Alcuni casi celebri come WeWork e Theranos hanno dimostrato che valutazioni molto elevate nei mercati privati possono ridimensionarsi drasticamente quando una società entra nel mercato pubblico o quando emergono problemi strutturali nel modello di business.

In definitiva il cambiamento in corso nei mercati finanziari globali è molto più ampio di una semplice tendenza temporanea. Le aziende tecnologiche di maggior successo stanno restando private sempre più a lungo, mentre i mercati privati si stanno trasformando in una vera e propria asset class globale. In questo contesto società come SpaceX e Databricks rappresentano i simboli più visibili di un sistema finanziario in evoluzione, nel quale la creazione di valore avviene sempre più spesso lontano dalle Borse tradizionali e sempre più all’interno di ecosistemi di capitale privato gestiti da grandi investitori istituzionali.

Fonti

https://www.cbinsights.com/research/unicorn-companies
https://www.bloomberg.com/news/articles/2024-12-13/spacex-valuation
https://www.ft.com/content/private-markets-growth
https://www.mckinsey.com/industries/private-equity-and-principal-investors/our-insights/global-private-markets-review
https://www.nasa.gov/spacex-falcon9
https://databricks.com/company/newsroom
https://www.blackrock.com/corporate/insights/private-markets
https://ark-invest.com/articles/innovation-stocks/private-markets/

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