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Perché è importante rimuovere il vecchio tetto in eternit: rischi per la salute e obblighi di legge

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In Italia esistono ancora milioni di metri quadrati di coperture in eternit, spesso installate tra gli anni ’60 e ’90, quando l’amianto era considerato un materiale innovativo, economico e resistente. Oggi, quelle stesse coperture rappresentano una criticità rilevante per la salute pubblica, per la sicurezza degli immobili e per la conformità alle normative vigenti.

Il tema riguarda da vicino proprietari di immobili residenziali, amministratori di condominio, imprenditori, responsabili tecnici di aziende manifatturiere, agricole, logistiche e commerciali. Comprendere perché sia importante rimuovere il vecchio tetto in eternit significa prendere decisioni consapevoli su salute, responsabilità legali e valore patrimoniale degli edifici.

Cos’è l’eternit e perché è stato così diffuso

Con il termine “eternit” si indica comunemente un materiale a base di cemento e amianto, utilizzato per decenni in coperture, lastre ondulate, canne fumarie, serbatoi e pannelli. La miscela cemento-amianto univa resistenza meccanica, isolamento termico e acustico, incombustibilità e costi contenuti: qualità che, dal secondo dopoguerra fino agli anni ’80, ne hanno favorito una diffusione massiva.

Secondo stime dell’Istituto Superiore di Sanità, fino al bando dell’amianto in Italia (1992) sono state immesse sul mercato centinaia di migliaia di tonnellate di prodotti contenenti amianto, una quota significativa delle quali utilizzata nelle coperture civili e industriali. Molti di questi manufatti sono ancora presenti sugli edifici, spesso oltre la loro vita utile.

La criticità principale non è il materiale in sé quando è integro, ma la sua progressiva degradazione nel tempo. Le lastre in eternit esposte agli agenti atmosferici tendono a sfaldarsi, rilasciando fibre di amianto nell’aria e nell’ambiente circostante.

Scenario attuale: quanto eternit è ancora presente in Italia

Nonostante il bando, l’amianto è ancora diffuso sul territorio nazionale in quantità rilevante. Secondo i dati del “Rapporto ReNaM” dell’INAIL e di varie indagini regionali sull’amianto, in Italia sono censiti centinaia di migliaia di siti con presenza di materiali contenenti amianto, tra edifici pubblici, privati, strutture industriali e agricole.

Molte Regioni hanno attivato da anni piani di mappatura e bonifica, ma il quadro resta eterogeneo: alcune aree urbane e industriali storiche mostrano ancora concentrazioni elevate di coperture in eternit. In diversi comuni sono stati promossi censimenti volontari, che hanno evidenziato come una parte significativa degli immobili con eternit si trovi in contesti artigianali e agricoli, spesso con edifici datati e poco manutenuti.

A livello europeo, secondo analisi dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, l’amianto continua a essere un problema di salute occupazionale rilevante, con milioni di lavoratori potenzialmente esposti durante interventi di ristrutturazione, demolizione e manutenzione di edifici costruiti prima degli anni ’90.

Dati e statistiche: l’impatto sanitario dell’amianto

L’amianto è classificato dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) come cancerogeno certo (Gruppo 1). Le principali patologie correlate all’esposizione sono mesotelioma pleurico, tumore del polmone, asbestosi e altre malattie respiratorie croniche.

In Italia, secondo i rapporti ReNaM-INAIL, ogni anno vengono registrati migliaia di casi di mesotelioma maligno, con una quota significativa attribuibile all’esposizione professionale e una componente non trascurabile correlata ad esposizioni ambientali o familiari. Il picco epidemiologico, legato all’intenso utilizzo di amianto nel passato e alla lunga latenza delle malattie (anche 30-40 anni), non è ancora completamente superato.

Le statistiche europee sulla mortalità da malattie asbesto-correlate confermano che l’amianto resta fra le principali cause di decesso per cancro professionale. Diverse analisi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità stimano decine di migliaia di morti l’anno in Europa legate all’esposizione ad amianto.

È importante sottolineare che non esiste una soglia di esposizione considerata completamente sicura: il rischio aumenta con la quantità di fibre inalate e con la durata dell’esposizione, ma anche esposizioni relativamente contenute e discontinue, protratte nel tempo, possono risultare dannose.

Come e quando un tetto in eternit diventa pericoloso

Un vecchio tetto in eternit non è pericoloso solo in caso di rotture macroscopiche. La perdita di integrità del materiale può essere progressiva e poco visibile a occhio non esperto. I fattori che accelerano la degradazione sono molteplici: pioggia, gelo e disgelo, sbalzi termici, inquinanti atmosferici, agenti biologici (licheni, muschi), urti meccanici.

Nel tempo, la superficie delle lastre tende a sfibrarsi e a rilasciare fibre che possono disperdersi nell’aria e depositarsi su superfici, terreno e strutture circostanti. Le situazioni particolarmente critiche includono:

  • lastre fortemente deteriorate, friabili, con parti mancanti o crepe evidenti;
  • interventi improvvisati di manutenzione, foratura, taglio o fissaggio delle lastre;
  • crolli parziali o totali di coperture in eternit, ad esempio per eventi meteorologici estremi;
  • presenza di tetti in eternit in edifici frequentati da persone vulnerabili (bambini, anziani, soggetti con patologie respiratorie).

In questi casi, il potenziale rilascio di fibre aumenta e con esso il rischio di inalazione, sia per chi opera sull’edificio sia per gli occupanti e, talvolmente, per i residenti nelle vicinanze, a seconda delle condizioni microclimatiche e della distanza.

Il quadro normativo: cosa prevede la legge in Italia

In Italia, l’uso, la produzione e la commercializzazione dell’amianto sono vietati dal 1992. La normativa successiva ha definito obblighi specifici per proprietari, datori di lavoro e amministrazioni pubbliche in materia di censimento, valutazione del rischio e bonifica.

Obblighi del proprietario e del datore di lavoro

Chi possiede un immobile con coperture in eternit, soprattutto se adibito ad attività lavorative, ha precisi doveri di valutazione e gestione del rischio. In ambito lavorativo, il datore di lavoro è tenuto a:

  • censire la presenza di materiali contenenti amianto nell’immobile;
  • valutare lo stato di conservazione delle coperture e il potenziale rilascio di fibre;
  • adottare misure di prevenzione e protezione per i lavoratori, in conformità al Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro;
  • predisporre un piano di gestione e, quando necessario, un piano di bonifica.

In molti contesti, le normative regionali richiedono la comunicazione alle autorità sanitarie della presenza di amianto e l’aggiornamento periodico sullo stato dei materiali. La mancata ottemperanza può comportare sanzioni amministrative e, in caso di danni a persone, pesanti responsabilità civili e penali.

Tipologie di intervento previste dalla normativa

La legge non impone in modo generalizzato l’immediata rimozione di tutto l’amianto esistente, ma impone che esso venga gestito in sicurezza. Le tipologie di intervento riconosciute sono essenzialmente tre:

  • Rimozione: smontaggio e allontanamento delle lastre contenenti amianto e loro smaltimento in impianti autorizzati. È la soluzione definitiva, ma richiede un’organizzazione accurata e il rispetto di rigidi protocolli di sicurezza.
  • Incapsulamento: trattamento della superficie con prodotti specifici che inglobano le fibre e ne riducono il rilascio. È una misura temporanea, applicabile solo su materiali in condizioni ancora discrete.
  • Confinamento: realizzazione di strutture che separano l’amianto dall’ambiente, riducendo il rischio di dispersione di fibre. Anche questa soluzione richiede monitoraggio costante.

La scelta tra queste soluzioni deve essere effettuata da tecnici abilitati, sulla base di valutazioni di rischio, dello stato del materiale e dell’uso dell’edificio. In molti casi, soprattutto per coperture ormai a fine vita, la rimozione rappresenta la scelta più razionale e lungimirante.

Rischi e criticità se non si interviene sul tetto in eternit

Ignorare o rimandare all’infinito la gestione di un vecchio tetto in eternit può generare una serie di criticità non solo sanitarie, ma anche economiche e legali.

Rischi per la salute di lavoratori e residenti

La principale criticità riguarda l’esposizione cronica a basse dosi di fibre, tipica di chi vive o lavora a lungo in prossimità di coperture degradate. Operatori addetti alla manutenzione, agricoltori, magazzinieri, addetti alla logistica e residenti possono venire a contatto con fibre veicolate dall’aria o da polveri depositate sulle superfici.

Considerato il lungo periodo di latenza delle malattie asbesto-correlate, il danno sanitario emerge spesso a distanza di decenni, quando le condizioni non sono più reversibili e ogni responsabilità diventa più difficile da accertare ma non per questo meno grave.

Responsabilità e sanzioni

Dal punto di vista giuridico, il proprietario o il datore di lavoro che non gestisce correttamente la presenza di amianto nell’immobile può incorrere in:

  • sanzioni amministrative per mancata comunicazione o mancato aggiornamento del censimento;
  • sanzioni per violazione delle norme di sicurezza sul lavoro, se i dipendenti sono esposti;
  • azioni di responsabilità civile per danni alla salute di terzi (lavoratori, residenti, vicini);
  • procedimenti penali in caso di danni gravi o decessi correlati a esposizioni prevedibili e non prevenute.

La giurisprudenza nazionale ed europea è sempre più attenta al tema dell’amianto, e diversi procedimenti giudiziari degli ultimi anni hanno ribadito l’obbligo di prevenzione in capo a chi gestisce strutture con presenza di materiali pericolosi.

Impatto sul valore dell’immobile e sulle attività

La presenza di un vecchio tetto in eternit incide negativamente sul valore commerciale dell’immobile e può rappresentare un ostacolo in operazioni di vendita, locazione o accesso al credito. Un potenziale acquirente o un istituto bancario, venendo a conoscenza di una copertura in eternit in cattivo stato, può valutare la necessità di interventi costosi e ridurre sensibilmente il proprio interesse o la valutazione economica.

Per le aziende, inoltre, un tetto in eternit può ostacolare progetti di ampliamento, efficientamento energetico o installazione di impianti fotovoltaici, con ricadute sui piani di investimento e sulla competitività. In alcuni casi, la presenza di amianto non gestito può creare difficoltà anche in sede di certificazioni ambientali o di qualità.

Vantaggi e opportunità nel rimuovere il vecchio tetto in eternit

La rimozione di una copertura in eternit non è solo un adempimento o un costo. Può rappresentare un’opportunità per riqualificare l’immobile, migliorare l’efficienza energetica, aumentare la sicurezza e valorizzare l’asset nel medio-lungo periodo.

Miglioramento della sicurezza e riduzione del rischio

Eliminare definitivamente l’amianto dall’edificio significa azzerare il rischio di esposizione futura per lavoratori, residenti e frequentatori. Riduce la probabilità di contenziosi, di ispezioni con esito negativo e di sanzioni, semplificando la gestione della sicurezza sul lavoro e della manutenzione dell’immobile.

Dal punto di vista della reputazione, aziende e amministrazioni che scelgono di bonificare le coperture in amianto trasmettono un segnale di responsabilità verso dipendenti, cittadini e stakeholder. Questo aspetto è sempre più rilevante in un contesto in cui ESG, sostenibilità e responsabilità sociale sono criteri centrali nelle valutazioni di investitori e partner.

Riqualificazione energetica e funzionale

Sostituire un vecchio tetto in eternit offre l’occasione per ripensare completamente la copertura: isolamento termico più efficiente, materiali leggeri e duraturi, sistemi di impermeabilizzazione moderni. Una copertura ben progettata e isolata contribuisce in modo significativo alla riduzione dei consumi energetici per riscaldamento e raffrescamento, con benefici immediati sui costi di gestione.

Inoltre, la bonifica delle coperture in amianto è spesso il presupposto per l’installazione di impianti fotovoltaici. Molti editori di settore segnalano che una quota consistente di nuovi impianti su edifici industriali e agricoli viene realizzata in concomitanza con la rimozione di tetti in eternit, in una logica integrata di efficientamento e valorizzazione del patrimonio edilizio.

Incentivi, contributi e agevolazioni

Negli ultimi anni, diversi strumenti di incentivazione fiscale e contributiva hanno previsto agevolazioni per la bonifica dell’amianto, in combinazione o meno con interventi di riqualificazione energetica. Sebbene il quadro degli incentivi sia in continua evoluzione, le linee di tendenza mostrano un favor legislativo verso interventi che coniugano sicurezza, ambiente ed efficienza energetica.

Per imprese e privati, è spesso possibile accedere a:

  • detrazioni fiscali per interventi di ristrutturazione edilizia;
  • agevolazioni legate a bonus energia o a misure regionali dedicate alla rimozione dell’amianto;
  • contributi specifici per la bonifica di coperture industriali in vista dell’installazione di fotovoltaico.

La valutazione delle opportunità disponibili deve essere effettuata caso per caso, con il supporto di tecnici e consulenti aggiornati sul quadro normativo e fiscale corrente.

Come avviene in pratica la rimozione di un tetto in eternit

La rimozione di una copertura in eternit è un’operazione tecnica complessa, che deve essere eseguita esclusivamente da imprese autorizzate e con personale formato. L’improvvisazione o il fai-da-te non sono solo pericolosi, ma anche illegali.

Fasi tipiche di un intervento professionale

In termini generali, un intervento di rimozione si articola in più fasi distinte:

  1. Sopralluogo tecnico e valutazione dello stato del tetto

Un tecnico specializzato effettua un’analisi dello stato delle lastre, della loro estensione, dell’accessibilità del sito, della presenza di altri materiali pericolosi e delle condizioni strutturali della copertura esistente.

  1. Redazione del piano di lavoro

Viene predisposto un piano di lavoro dettagliato, che descrive modalità operative, misure di sicurezza, dispositivi di protezione, gestione dei rifiuti e tempi dell’intervento. Il piano è presentato alle autorità competenti, secondo le procedure previste dalla normativa.

  1. Allestimento del cantiere e misure di sicurezza

Si predispongono le aree di lavoro, le zone di accesso controllate, le protezioni collettive (parapetti, reti, linee vita) e si adottano i dispositivi individuali di protezione delle vie respiratorie e del corpo. In molte situazioni si procede a bagnare le superfici per limitare il sollevamento di polveri.

  1. Smontaggio controllato delle lastre

Le lastre vengono rimosse con tecniche che riducono al minimo la rottura e la produzione di frammenti. I manufatti vengono imballati e sigillati in appositi contenitori o film protettivi, etichettati come rifiuti contenenti amianto.

  1. Trasporto e smaltimento in impianti autorizzati

Il materiale rimosso è trasportato con mezzi idonei presso discariche o impianti autorizzati al trattamento di rifiuti speciali pericolosi. Ogni fase è tracciata con idonea documentazione, utile anche ai fini di responsabilità e controlli.

  1. Realizzazione della nuova copertura

La fase di bonifica viene seguita dalla posa della nuova copertura, scelta tra diverse soluzioni in funzione delle esigenze statiche, energetiche ed estetiche dell’edificio.

Perché rivolgersi a specialisti nei lavori di smaltimento amianto (eternit)

La complessità tecnica, normativa e organizzativa di una bonifica da amianto rende essenziale l’intervento di imprese specializzate. Un operatore esperto non si limita alla fase operativa di rimozione, ma affianca il committente nella gestione complessiva del percorso: analisi preliminari, valutazione delle soluzioni possibili, relazione con enti e autorità, verifica delle opportunità di incentivi, scelta della nuova copertura.

Un approccio integrato ai lavori di smaltimento amianto (eternit) consente di trasformare un obbligo di legge e una criticità sanitaria in un progetto di riqualificazione dell’immobile, con benefici duraturi sotto il profilo economico, funzionale e di sicurezza.

Domande frequenti sulla rimozione del tetto in eternit

È obbligatorio rimuovere sempre un tetto in eternit?

La legge non impone in modo automatico la rimozione di ogni manufatto in eternit, ma richiede che venga garantita la sicurezza. Tuttavia, quando la copertura è deteriorata, friabile o a fine vita utile, la rimozione diventa la soluzione più razionale e, di fatto, necessaria per ridurre il rischio e adeguarsi alle migliori pratiche di prevenzione.

Quanto dura in media un intervento di rimozione di un tetto in eternit?

La durata dipende da estensione della copertura, accessibilità del sito, condizioni strutturali e complessità del cantiere. In ambito residenziale, un intervento su una copertura di dimensioni standard può richiedere alcuni giorni lavorativi; per grandi coperture industriali o agricole si può arrivare a diverse settimane, soprattutto se l’intervento è integrato con la realizzazione di una nuova copertura e altri lavori accessori.

Quali documenti è consigliabile richiedere al termine dei lavori?

È importante che il committente riceva la documentazione relativa al piano di lavoro, ai formulari di identificazione dei rifiuti che attestano il conferimento in impianti autorizzati, alle certificazioni dell’impresa esecutrice e alle schede tecniche della nuova copertura. Questi documenti sono utili sia in caso di controlli sia per attestare, in futuro, l’avvenuta bonifica a potenziali acquirenti o partner.

Conclusioni: salute, responsabilità e valore nel tempo

Un vecchio tetto in eternit non è un semplice dettaglio costruttivo del passato, ma un elemento che tocca tre dimensioni fondamentali: la tutela della salute, il rispetto della legge e la valorizzazione del patrimonio immobiliare. In un contesto normativo e sociale sempre più attento alla sicurezza e alla sostenibilità, mantenere in esercizio coperture in amianto degradate significa esporsi a rischi crescenti, anche dal punto di vista economico e reputazionale.

Affrontare in modo strutturato la rimozione dell’eternit, con il supporto di professionisti specializzati e una pianificazione accurata, consente di prevenire problemi futuri, cogliere opportunità di riqualificazione energetica e garantire agli edifici una vita utile più lunga, sicura e conforme alle aspettative di mercato e alle normative in evoluzione.

Per proprietari, amministratori e imprese, la scelta di intervenire non è solo un atto di conformità alla legge, ma una decisione strategica per proteggere persone, investimenti e reputazione nel lungo periodo.



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