Società Storia

La macchina propagandistica russa: come distorce la storia per giustificare l’aggressione all’Ucraina

vladimir-putin-7457375_1280-1

Le narrazioni propagandistiche diffuse dalla Russia e dai suoi sostenitori non convincono per la loro accuratezza storica, ma per la capacità di manipolare emozioni profonde: paura, orgoglio, senso di ingiustizia. Selezionando fatti convenienti, cancellando dettagli scomodi e reinterpretando eventi complessi in chiave ideologica, queste storie trasformano la storia in uno strumento di mobilitazione.

Attraverso semplificazione, appello all’identità nazionale, linguaggio emotivo e polarizzazione “noi contro loro”, creano un racconto coerente e assimilabile che rende l’aggressione all’Ucraina non una scelta politica, ma una “necessità storica”.


Le narrazioni propagandistiche diffuse dalla Russia e dai suoi sostenitori non convincono per la loro accuratezza storica, ma per la loro straordinaria capacità di manipolare le emozioni profonde: paura, orgoglio, senso di ingiustizia. Selezionando fatti convenienti, cancellando dettagli scomodi e reinterpretando eventi complessi in chiave ideologica, queste storie trasformano la storia in uno strumento di mobilitazione.

Attraverso semplificazione, appello all’identità nazionale, linguaggio emotivo e polarizzazione “noi contro loro”, viene creato un racconto coerente e facilmente assimilabile, che trasforma l’aggressione all’Ucraina non in una scelta politica, ma in una “necessità storica”.


1. La semplificazione estrema della storia

La storia reale è complessa: convivenze, compromessi, conflitti irrisolti. Confini e identità si evolvono attraverso guerre, migrazioni e decisioni arbitrarie. La propaganda russa riduce questa complessità a una favola morale: pochi attori, ruoli netti, un’origine mitica e una conclusione inevitabile.

Ad esempio, Vladimir Putin, nel suo saggio del 2021 “Sull’unità storica di russi e ucraini”, sostiene che l’Ucraina moderna sia un’invenzione bolscevica su “terre storicamente russe”, ignorando secoli di identità ucraina distinta e la pluralità etnica in regioni come Crimea e Donbass.

Questa selezione drastica cancella le zone grigie della storia: convivenze pacifiche, responsabilità condivise e alleanze ambigue. Frasi come “Queste terre sono sempre state nostre” o “Stiamo correggendo un’ingiustizia storica” non sono argomentazioni, ma ancore emotive: evocative, brevi e autoevidenti, capaci di soddisfare bisogni profondi come ordine, appartenenza e legittimità, senza richiedere verifica. Come osserva lo storico Timothy Snyder, questa narrazione trasforma il passato in una linea retta che impone il presente come un “dovere”.


2. Appello all’identità e all’orgoglio nazionale

La propaganda funziona soprattutto quando parla di “chi siamo”. Il crollo dell’URSS ha generato un’umiliazione esistenziale: perdita di status, impoverimento, delegittimazione del passato. La narrazione putiniana amplifica questa ferita, promettendo non riforme, ma la restaurazione della grandezza.

Slogan come “Torniamo grandi” evocano un declino subito, non colpa interna, con il leader come incarnazione del passato glorioso. La Russia viene rappresentata come una fortezza assediata: NATO come minaccia esistenziale, Occidente come corruttore morale.

Questo rafforza la coesione interna: il dissenso diventa tradimento. L’orgoglio nazionale compensa stagnazione economica e restrizioni, offrendo un “significato storico”. Tuttavia, un’identità costruita sulla ferita richiede conflitti ricorrenti per sopravvivere.


3. Linguaggio emotivo

Il diritto internazionale è impersonale, condizionale, lento. La propaganda privilegia l’immediatezza emotiva: parole come “terra sacra”, “fratelli”, “liberazione” sacralizzano il discorso, rendendo negoziabile ciò che non dovrebbe esserlo.

  • “Fratelli” dissolve la sovranità ucraina, infantilizzando l’altro.

  • “Liberazione” trasforma l’invasione in un atto curativo.

  • Accuse di “tradimento storico” attribuiscono colpe eterne.

Rapporti di RAND e Atlantic Council sottolineano come questo vocabolario delegittimi il diritto internazionale, mobiliti emotivamente e chiuda il giudizio morale prima dei fatti.


4. Nemico chiaro e memoria selettiva

L’Occidente è dipinto come ipocrita, la NATO come aggressiva, l’Ucraina come “artificiale” e nazista – narrazioni respinte da storici e organizzazioni come Yad Vashem. La memoria storica viene selettivamente manipolata: l’impero russo e l’URSS diventano simboli di grandezza, mentre repressioni e aspetti coloniali vengono taciuti.


5. Ripetizione e monopolio mediatico

La ripetizione costante sfrutta l’illusory truth effect: la familiarità viene percepita come verità (studi psicologici, es. Fazio et al.). I media statali, i discorsi pubblici e i social saturano lo spazio informativo, mentre le controcorrentivengono repressi.


6. Ambiguità strategica

Espressioni come “storicamente russe” permettono di adattare il messaggio senza fornire prove concrete, mantenendo flessibile e resistente la narrativa propagandistica.


7. Efficacia all’estero

Queste narrazioni attecchiscono anche fuori dalla Russia, sfruttando la scarsa conoscenza storica, sentimenti anti-USA/NATO e il “realismo geopolitico”. Non richiedono adesione ideologica: basta disillusione, versioni semplici amplificate da RT, Sputnik e social.


Questa macchina propagandistica integrata – documentata da studi indipendenti – plasma percezioni, giustifica aggressioni e consolida consenso. Riducendo la storia a una favola morale, trasforma il conflitto in inevitabile e il dubbio in tradimento.

Contro questa distorsione storica, serve rigore fattuale: la storia complessa ci ricorda che il presente è scelta, non destino.


Fonti principali:

Comments

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *