Economia Eventi News

Bagliori di libertà: i movimenti sociali in Iran tra ieri e oggi

iran-proteste

In Iran la protesta collettiva non è un evento episodico, ma un processo stratificato che attraversa anni, generazioni e ambiti sociali diversi. Le mobilitazioni recenti — riaccese da una crisi economica sempre più asfissiante e da un controllo politico pervasivo — si innestano su un terreno già profondamente segnato dalle rivolte del passato prossimo, in particolare da quelle seguite alla morte di Mahsa Amini nel 2022. Letti insieme, i movimenti di ieri e di oggi delineano un quadro coerente: la lenta ma persistente erosione della legittimità del regime.

iran

Le proteste più recenti nascono spesso da motivazioni economiche: il crollo del rial, l’inflazione galoppante, la difficoltà di accesso ai beni essenziali. A scendere in piazza non sono soltanto studenti e giovani, ma anche commercianti dei bazar, lavoratori, artigiani, agricoltori. È un dato tutt’altro che secondario. Nella storia iraniana, il bazar ha rappresentato un barometro politico cruciale: quando si ferma l’economia tradizionale, si incrina un pilastro simbolico e materiale del sistema.

Ma come già accaduto in passato, la protesta economica si trasforma rapidamente in rivendicazione politica. Gli slogan superano il tema del costo della vita e chiamano in causa la struttura stessa del potere. È qui che emerge il tratto comune con i movimenti precedenti: la contestazione non chiede riforme marginali, ma mette in discussione l’idea di un’autorità religiosa che pretende di governare ogni aspetto della vita pubblica e privata.

Il ciclo di proteste avviato nel 2022 ha segnato una svolta soprattutto sul piano culturale. Le donne, protagoniste assolute di quella stagione, hanno infranto un tabù fondativo del regime, trasformando il corpo e la vita quotidiana in spazio politico. Quel movimento è stato represso duramente, ma non cancellato. Al contrario, ha lasciato un’eredità profonda: una nuova grammatica del dissenso, meno centralizzata, più diffusa, capace di riemergere in forme diverse — scioperi, boicottaggi, disobbedienze silenziose.

I movimenti sociali iraniani, ieri come oggi, non seguono una traiettoria lineare. Mancano di una leadership riconosciuta e di un’organizzazione nazionale stabile, fattori che rendono difficile una trasformazione politica immediata. Tuttavia, proprio questa frammentazione li rende anche più resilienti. La protesta non è più confinata a un singolo gruppo o a una specifica rivendicazione: attraversa la società, collegando diritti civili, giustizia sociale, libertà individuale.

In questo senso, parlare di “bagliori di libertà” non significa indulgere in un ottimismo ingenuo. Il regime conserva strumenti repressivi potentissimi e non esita a usarli. Ma la storia insegna che i sistemi autoritari iniziano a indebolirsi quando perdono la capacità di produrre consenso simbolico. In Iran, oggi, l’obbedienza appare sempre più come il risultato della coercizione, non dell’adesione. I movimenti di protesta collettiva, pur con tutti i loro limiti, rappresentano dunque passi significativi verso una libertà intesa nel senso più ampio: non solo libertà politica, ma possibilità di parola, di scelta, di futuro. Sono segnali di una società che non si riconosce più nel racconto ufficiale e che, anche sotto pressione, continua a immaginare un’alternativa. È in questa distanza crescente tra Stato e società che si gioca il vero cambiamento.

 

Comments

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *