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Guida pratica sonora all’Odissea di Nolan

 

In foto: il compositore della colonna sonora di The Ofissey, Ludwig Göransson,

Prima regola per godersi davvero questo film: non guardarlo, ascoltalo. La sceneggiatura visiva di Nolan è potente come sempre, ma la vera chiave di lettura di Odissea passa dalle orecchie, non dagli occhi. Ecco come prepararsi.

Questa guida parte da lì, dall’ascolto. Perché se questo film merita un 10, è la colonna sonora ad esserselo guadagnato. E parlo di un genio giovanissimo (classe 1984) come Ludwig Göransson, uno dei compositori più premiati del cinema contemporaneo, con tre Oscar alla miglior colonna sonora originale e  6 Grammy Award.

Dimentica quello che ti aspetteresti

Se entri in sala aspettandoti il solito impianto sinfonico da kolossal — ottoni trionfali, archi che gonfiano ogni scena di battaglia — resterai spiazzato nei primi dieci minuti. Ludwig Göransson, su richiesta esplicita di Nolan, ha scartato completamente l’orchestra tradizionale.a qui compie una scelta radicale: Nolan gli ha chiesto esplicitamente di non usare un’orchestra. La motivazione è filologica prima ancora che estetica: il compositore ha spiegato che l’orchestra semplicemente non esisteva nell’epoca raccontata, e che questa restrizione è diventata un’opportunità per creare qualcosa di inedito. Preparati a un suono spoglio, arcaico, quasi infestato, invece del solito “muro sinfonico”.

Ascolta il bronzo, letteralmente

Uno degli elementi centrali della partitura sono 35 gong di bronzo di dimensioni diverse, suonati e stratificati insieme a superfici metalliche di recupero — ringhiere, lamiere, persino condizionatori colpiti per strada in cerca di texture “sporche” e imperfette. Il risultato è un suono che non assomiglia a nessuna libreria sonora standard.

Consiglio pratico: nelle scene di tensione o di soglia (un passaggio, un rito, un momento di attesa prima dell’azione), fai attenzione ai suoni metallici che sembrano “storti” o non perfettamente accordati. Non è un errore di missaggio: è la cifra stilistica del film. Quel suono “imperfetto” è lì apposta per farti sentire che stai ascoltando qualcosa di reale e antico, non di sintetizzato per piacere.

Segui la lira come se fosse un personaggio

Tra gli strumenti storici recuperati per l’occasione — lira e aulos, autentici strumenti della tradizione greca — la lira ha un ruolo particolare: accompagna Odisseo quasi come una firma sonora personale, un leitmotiv identitario più che un semplice tappeto ambientale.

Consiglio pratico: ogni volta che senti la lira, chiediti cosa sta attraversando il personaggio in quel momento. È uno strumento usato con intenzione drammaturgica precisa, non decorativa — vale la pena trattarlo come indizio narrativo, non solo come colore d’ambientazione.

Non aspettarti “grandeur” nei momenti che di solito la richiedono

Ci sono scene — sbarchi, scontri, rivelazioni — in cui il cinema epico ti ha abituato a un’esplosione orchestrale. Qui potrebbe non arrivare, o arrivare in una forma completamente diversa (percussiva, vocale, minimale). Non è una mancanza: è una scommessa stilistica. Prova a resistere all’istinto di “sentire la mancanza” dell’orchestra e lascia che il vuoto sonoro faccia il suo lavoro drammatico.

Guardalo (ascoltalo) una seconda volta, se puoi

Come spesso accade con i film di Nolan, la prima visione è dominata dalla trama e dall’immagine; la seconda permette di cogliere la costruzione sonora con più lucidità. Se il film ti colpisce, vale la pena tornarci proprio per isolare mentalmente la colonna sonora dal resto.

In sala: consigli tecnici


Il consiglio di fondo resta uno solo: entra in sala pronto a disimparare cosa “deve” suonare un’epica antica, e lascia che il bronzo di Göransson ti spiazzi.

L’immagine in copertina è di PhilipRomano  su Wikipedia