Le ricerche scientifiche degli ultimi anni lo confermano con chiarezza: l’accumulo di grasso nella zona addominale profonda è associato a un aumento del rischio cardiovascolare, a insulino-resistenza, a disturbi ormonali e a una sensazione persistente di stanchezza che spesso viene scambiata per stress o semplice età che avanza. In realtà, dietro quella pancia dura e resistente, si nasconde un segnale che il corpo sta chiedendo attenzione. Capire come nasce il grasso viscerale e, soprattutto, come ridurlo in modo intelligente significa fare un passo deciso verso una forma fisica più stabile e una salute più duratura, senza scorciatoie e senza illusioni.
Abbiamo chiesto al Dr. Neri – nutrizionista Bologna – di aiutarci a capire come contrastare il grasso viscerale e tornare in forma, oltre che in salute. Di seguito un riassunto del nostro incontro.
Cos’è davvero il grasso viscerale e perché è diverso dagli altri
Quando si parla di grasso corporeo si tende a fare di tutta l’erba un fascio. In realtà esistono differenze profonde. Il grasso viscerale non è quello che si può pizzicare sotto la pelle. È un tessuto metabolicamente attivo che si deposita intorno agli organi interni, in particolare fegato, pancreas e intestino. La sua pericolosità non sta tanto nel volume quanto nel comportamento. Produce citochine infiammatorie, altera la risposta insulinica e contribuisce a uno stato di infiammazione cronica di basso grado.
Secondo il Dr. Neri, uno degli errori più comuni è pensare che basti dimagrire in generale per risolvere il problema. In realtà si può perdere peso e mantenere un’elevata quota di grasso viscerale, soprattutto quando la perdita avviene in modo rapido, disordinato o con diete troppo restrittive. È qui che entrano in gioco alimentazione mirata, qualità dei nutrienti, gestione ormonale e stile di vita. Il corpo non ragiona in calorie astratte. Ragiona in segnali. E il grasso viscerale risponde a segnali precisi: stress cronico, eccesso di zuccheri, sonno insufficiente, sedentarietà e infiammazione intestinale.
Alimentazione e grasso viscerale: meno estremi, più strategia
Uno dei punti centrali emersi dal confronto con il Dr. Neri riguarda l’approccio nutrizionale. Contrastare il grasso viscerale non significa eliminare tutto, ma scegliere meglio. Le diete drastiche, iperproteiche o demonizzanti verso i carboidrati possono dare risultati apparenti nel breve periodo, ma spesso peggiorano l’assetto ormonale e aumentano il cortisolo, l’ormone dello stress, che favorisce proprio l’accumulo viscerale. L’alimentazione efficace è quella che stabilizza la glicemia, riduce i picchi insulinici e sostiene la funzione epatica. Fibre solubili, grassi buoni, proteine di qualità e carboidrati ben distribuiti nel corso della giornata diventano strumenti, non regole rigide. Il grasso viscerale ama l’irregolarità, i pasti saltati, le abbuffate serali, l’alcol frequente. Ridurlo significa riportare ritmo. Dare al corpo orari, segnali chiari, digestione efficiente. Non a caso, molti pazienti seguiti in ambito nutrizionale riferiscono un miglioramento della circonferenza addominale prima ancora di vedere cambiamenti importanti sulla bilancia. È il segno che qualcosa, dentro, sta cambiando davvero.
Ormoni, stress e qualità del sonno
C’è un aspetto spesso sottovalutato quando si parla di grasso viscerale: il ruolo degli ormoni. Cortisolo, insulina, leptina e grelina dialogano continuamente tra loro. Quando lo stress diventa cronico e il sonno insufficiente, questo dialogo si trasforma in confusione. Il corpo entra in modalità difensiva e accumula grasso proprio dove può proteggere gli organi vitali. Il Dr. Neri sottolinea come, in molti casi, intervenire solo sull’alimentazione senza considerare il recupero notturno e la gestione dello stress porti a risultati parziali o instabili. Dormire poco non significa solo essere stanchi. Significa alterare la sensibilità insulinica e aumentare la fame per alimenti ad alta densità energetica. Un circolo vizioso. Spezzarlo richiede un lavoro graduale, realistico, umano. Non servono rituali complessi. Serve costanza. Andare a dormire a orari più regolari, ridurre stimoli serali, migliorare la qualità del riposo. Piccoli cambiamenti che, nel tempo, incidono più di qualsiasi integratore miracoloso.
Attività fisica: non tutto l’allenamento è uguale
Per il grasso viscerale, l’attività fisica più efficace è quella che migliora la sensibilità insulinica e la massa muscolare. Allenamento di forza, esercizi multiarticolari, camminate a passo sostenuto e brevi sessioni ad alta intensità ben calibrate. Non serve distruggersi. Serve stimolare. Il muscolo è un organo endocrino. Consuma glucosio, migliora il metabolismo basale e riduce l’infiammazione sistemica.
Il Dr. Neri evidenzia come molte persone con addome prominente abbiano in realtà una bassa massa muscolare, anche se il peso complessivo non è elevato. Ricostruire muscolo significa cambiare la composizione corporea, non solo il numero sulla bilancia. Ed è qui che avviene la vera trasformazione: quella che rende il risultato stabile nel tempo.
Il valore di un percorso guidato e personalizzato
Uno degli aspetti che emergono con forza è l’importanza della personalizzazione. Non esiste una strategia valida per tutti. Età, sesso, storia clinica, livello di stress, attività lavorativa e qualità del sonno cambiano radicalmente l’approccio. Affrontare il grasso viscerale senza una guida competente significa spesso procedere a tentoni, accumulando frustrazione. Un percorso nutrizionale strutturato permette invece di leggere i segnali del corpo, correggere la rotta e costruire abitudini sostenibili. Non si tratta di controllo. Si tratta di consapevolezza.