Gravita Zero: comunicazione scientifica e istituzionale

Civiltà extraterrestri e Multiversi

Siamo soli nell’Universo? A lungo ci si è interrogati, e ci si interroga, sulla questione; la caccia agli esoplanet, ne è, per esempio, una delle risposte scientifiche: trovare altri pianeti simili al nostro, con condizioni quindi adatte allo sviluppo di vita. Sull’esistenza di altre forme di vita si sono espresse anche personalità scientifiche del calibro di Enrico Fermi, col famoso paradosso di Fermi sulla possibilità di entrare in contatto con altre forme intelligenti di vita, fino ad un approccio più rigoroso alla questione tramite l’equazione di Drake che stima il numero di civiltà extraterresti in grado di comunicare con noi. La nostra esistenza sembra un incredibile concomitanza di eventi e condizioni improbabili; dal punto di vista astronomico (tralasciando altri settori come la biologia) affinché si possa forma vita occorre un certo tipo di stella, di una certa grandezza, che abbia un certo sviluppo iniziale, che si formino pianeti rocciosi, che siano alla giusta distanza, di una certa grandezza e inclinazione, che vi siano comete e via dicendo; e da un punto di vista fisico le costanti fondamentali della natura hanno esattamente il valore giusto affinché si formi un universo come il nostro: una piccola variazione in una delle costanti fondamentali e avremmo un universo troppo denso, che perciò collassa su se stesso prima ancora di formare galassie, oppure un universo troppo diradato, cosicché la materia non riesca ad aggregarsi in atomi, fino ad un universo di sola radiazione. L’interpretazione della suddetta questione è stata formalizzata tramite il Principio Antropico.

L’introduzione nella cosmologia moderna dell’inflazione, teoria in grado di spiegare la nascita dell’universo, divenuto ormai un paradigma condiviso dalla comunità scientifica (sebbene manchi ancora la prova definitiva che mostri inequivocabilmente la correttezza della teoria, a tal riguardo ne è nata un’accesa disputa tra cosmologi come ne avevamo parlato qui) ha portato all’introduzione del concetto affascinante e controverso di Multiverso. Con l’introduzione del Multiverso si è in grado di rispondere alla spinosa questione del valore delle costanti fisiche: essendoci infiniti universi diversi il valore delle costanti fisiche è casuale in ciascuno di essi, cosicché noi saremmo semplicemente in una delle possibili realizzazioni. Tramite il Multiverso la domanda iniziale diventa: siamo soli nel nostro universo? È possibile testare tale allettante teoria?

La risposta (potrebbe) essere positiva! Un recente articolo pubblicato sulla Royal Astronomical Society suggerisce come possibile spiegazione al misterioso Cold Spot impresso nella Radiazione di Fondo Cosmico (CMB) proprio il Multiverso: la regione misteriosamente più fredda (Cold Spot) nella CMB sarebbe causata, secondo tali speculazioni, dalla collisione tra il nostro universo e un’altra bolla di universo!

 

Radiazione di Fondo Cosmico nelle Microonde. In rosso le zone più calde, in blu più fredde; la differenza tra le due è pare ad una parte su 10^5.

Tali speculazioni avvalorano la fantasiosa idea di infiniti universi paralleli; utile, guardando il bicchiere mezzo pieno, per dar conto di certe questioni riguardanti i fondamenti della fisica che però, vedendolo mezzo vuoto, segnerebbe il fallimento della fisica nel tentativo di trovare il perché a tali questioni dovute, se così fosse, a mera casualità; infiniti universi paralleli che riportano alla mente gli infiniti mondi possibili immaginati da un integerrimo visionario come Giordano Bruno nel XVI secolo.

Tuttavia il Multiverso non è l’unica spiegazione possibile al Cold Spot della CMB, sebbene sia la più affascinante; a rigore non è nemmeno detto che sia possibile riuscire a provare l’esistenza di altri universi, come immediatamente si evince dalla straordinarietà dall’assunzione. Rimane in ogni caso una spiegazione possibile ed un’ipotesi molto suggestiva.

Nota

La Radiazione di Fondo Cosmico nelle Microonde (CMB) è una radiazione formatasi quando l’universo aveva un’età di circa 380mila anni perciò, considerando i quasi 14miliardi di anni, quando era ancora un neonato. In quel periodo l’universo era formato da protoni, elettroni e fotoni; a causa dell’espansione l’universo si raffredda cosicché elettroni e protoni riescono ad unirsi per formare atomi di idrogeno: in tale momento i fotoni smettono di interagire e si propagano fino a noi senza avere più alcuna interazione, portando con sé preziose informazioni sull’universo primordiale così da consentirci di studiarlo. La peculiarità della CMB è che ha una distribuzione isotropa e omogenea con una temperatura uniforme di 2.7 K, le piccole differenze in temperatura (anisotropie in cui si nascondono le informazioni sull’universo primordiale) sono pari ad una parte su 10^5.