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Perché Giorgio Parisi sbaglia sul Nucleare?

Giorgio Parisi, Premio Nobel per la Fisica 2021, ha ribadito una posizione netta: per l’Italia il ritorno al nucleare sarebbe troppo costoso e troppo lento, mentre il Paese dovrebbe puntare con decisione su solare, geotermico e sistemi di accumulo. Secondo Parisi, il punto non è soltanto produrre energia, ma farlo in tempi compatibili con l’emergenza climatica e con costi sostenibili. Una tesi legittima, autorevole e certamente meritevole di attenzione.

Attenzione, però: autorevole non significa automaticamente definitiva. Qui entra in gioco una vecchia conoscenza della logica, l’argomento ab auctoritate, o meglio la sua degenerazione fallace: credere che una tesi sia vera solo perché pronunciata da una persona prestigiosa. Un Nobel è un riconoscimento straordinario, ma non è un passaporto universale per avere ragione su qualunque materia: economia dell’energia, reti elettriche, geopolitica industriale, accumuli, autorizzazioni, sicurezza, costi di sistema.

Del resto, la storia dei Premi Nobel insegna una certa prudenza. Luc Montagnier, Nobel per la Medicina per la scoperta dell’HIV, negli anni successivi si è avventurato in posizioni molto controverse su omeopatia, “memoria dell’acqua” e vaccini. Kary Mullis, Nobel per la Chimica per la PCR, è ricordato anche per le sue posizioni eccentriche e per il negazionismo sul rapporto tra HIV e AIDS. Brian Josephson, Nobel per la Fisica, ha sostenuto idee ai margini della scienza ufficiale su paranormale e memoria dell’acqua.

Parisi ha ricevuto il Nobel per i sistemi complessi, non specificamente per economia energetica o politiche industriali; Montagnier è Nobel 2008 per la scoperta dell’HIV; Mullis è Nobel 1993 per l’invenzione della PCR.

Dunque sì, ascoltiamo Parisi. Ma ascoltiamolo come si ascolta uno scienziato, non come si ascolta un oracolo. Perché la transizione energetica non si decide a colpi di medaglie, ma confrontando dati, costi reali, tempi, tecnologie, limiti di rete e scenari industriali. Altrimenti non stiamo facendo politica energetica: stiamo facendo collezionismo di Nobel.

La posizione di Giorgio Parisi: nucleare costoso, solare più conveniente

La tesi di Parisi si fonda soprattutto su tre punti.

Il primo è il costo. Secondo Parisi, il solare sarebbe ormai molto più competitivo del nucleare. L’energia prodotta da nuove centrali nucleari avrebbe costi superiori, mentre il fotovoltaico continua a scendere di prezzo e può essere installato in tempi molto più rapidi.

Il secondo punto riguarda la rigidità della fonte nucleare. Una centrale atomica produce in modo continuo e non si adatta con la stessa elasticità alle variazioni della domanda. Per Parisi, in un sistema energetico sempre più dinamico, questa rigidità rappresenta un limite.

Il terzo punto è geografico e temporale. L’Italia non è la Finlandia o la Svezia: ha molto più sole, un potenziale importante per il fotovoltaico e possibilità geotermiche significative. Inoltre, costruire nuove centrali nucleari richiede tempi lunghi, mentre l’emergenza climatica richiede interventi rapidi.

Questa impostazione ha una sua logica: puntare su tecnologie già disponibili, meno costose e più rapidamente installabili. Ma è davvero sufficiente per reggere una rete elettrica moderna, stabile e decarbonizzata?

Steven Chu: il nodo è l’accumulo

Una risposta diversa arriva da Steven Chu, Premio Nobel per la Fisica 1997 ed ex Segretario all’Energia degli Stati Uniti. Chu riconosce il successo del solare e il crollo dei suoi costi, ma insiste su un punto spesso sottovalutato: il problema non è produrre energia quando c’è sole o vento, ma garantirla sempre, anche quando sole e vento non ci sono.

Qui entrano in gioco gli accumuli. Batterie, pompaggi idroelettrici, idrogeno, reti intelligenti: tutto necessario, ma tutto costoso e complesso. Una rete basata quasi interamente su rinnovabili intermittenti richiede enormi sistemi di stoccaggio, backup e gestione della domanda.

Il punto di Chu è semplice: le rinnovabili sono indispensabili, ma da sole potrebbero non bastare. Il nucleare, in questa visione, serve come fonte stabile e continua, capace di garantire energia a basse emissioni quando le rinnovabili non producono abbastanza.

In altre parole: il solare può vincere sul costo del singolo megawattora prodotto, ma la partita vera si gioca sul costo complessivo del sistema.

Burton Richter: la densità energetica conta

Un’altra critica alla visione “solo rinnovabili” arriva da Burton Richter, Premio Nobel per la Fisica 1976, che dedicò parte importante della sua attività successiva ai temi dell’energia e del clima.

Richter sottolineava un aspetto fisico spesso dimenticato nel dibattito pubblico: la densità energetica. Il nucleare produce enormi quantità di energia occupando poco spazio. Solare ed eolico, invece, richiedono superfici molto più ampie e una quantità rilevante di materiali, infrastrutture, reti e sistemi di compensazione.

Naturalmente questo non significa che solare ed eolico non servano. Al contrario, sono fondamentali. Ma significa che ogni fonte ha limiti fisici concreti. Non basta dire “mettiamo pannelli ovunque”: bisogna chiedersi dove, con quali materiali, con quali reti, con quale accumulo, con quale continuità e con quale impatto complessivo.

La transizione energetica, insomma, non si fa con gli slogan. Nemmeno con quelli ecologicamente benintenzionati.

William Nordhaus: non basta guardare il costo di produzione

Dal lato economico, il ragionamento può essere integrato con il lavoro di William Nordhaus, Premio Nobel per l’Economia 2018, noto per aver inserito il cambiamento climatico nei modelli macroeconomici di lungo periodo.

Applicando questo tipo di approccio al dibattito energetico, il punto centrale è che il costo di una fonte non coincide soltanto con il costo di generazione. Il vero costo comprende anche reti, accumuli, backup, gestione dell’intermittenza, sicurezza dell’approvvigionamento, tempi di autorizzazione, dipendenza dalle importazioni, manutenzione e smantellamento.

Il fotovoltaico può essere molto conveniente quando produce. Ma se si vuole renderlo disponibile sempre, anche di notte, in inverno o durante lunghi periodi di bassa produzione, il costo cambia. Non perché il solare smetta di essere utile, ma perché una rete elettrica non vive di medie annuali: vive di equilibrio istante per istante.

Il nuovo fattore: consumi elettrici, data center e intelligenza artificiale

C’è poi un altro elemento che complica il quadro: la crescita dei consumi elettrici legati a data center, digitalizzazione e intelligenza artificiale. L’AI non consuma energia “quando c’è il sole”: consuma energia sempre. I server devono funzionare giorno e notte, con continuità, stabilità e affidabilità.

Questo rafforza l’argomento di chi vede nel nucleare una fonte utile per garantire carico stabile e decarbonizzato. Non necessariamente in alternativa alle rinnovabili, ma come complemento. La domanda vera, dunque, non dovrebbe essere “solare o nucleare?”, ma: quale mix energetico garantisce energia pulita, stabile, sostenibile e competitiva?

Tabella riassuntiva del confronto

Tema Posizione di Parisi Obiezione pro-nucleare
Costo dell’energia Il solare costa meno del nucleare e continua a scendere Il costo del singolo MWh non basta: vanno inclusi accumuli, reti e backup
Tempi Il solare è installabile più rapidamente Il nucleare richiede tempi lunghi, ma può garantire produzione stabile per decenni
Continuità Il problema si può affrontare con accumuli e gestione intelligente L’intermittenza resta un limite fisico rilevante
Geografia italiana L’Italia ha molto sole e potenziale geotermico Il sole non garantisce produzione costante e programmabile
Consumo di suolo Agrivoltaico e tetti possono ridurre l’impatto La densità energetica del nucleare è enormemente superiore
Nuovi consumi La transizione può essere fondata su rinnovabili e accumuli Data center e AI richiedono energia continua, stabile e abbondante

Conclusione: ascoltare i Nobel, ma non inginocchiarsi

Parisi ha ragione a ricordare che il nucleare non è una bacchetta magica. Costa, richiede tempi lunghi, autorizzazioni complesse, competenze industriali e consenso pubblico. Chi lo presenta come soluzione immediata vende illusioni.

Ma anche l’idea opposta, cioè che sole, vento e buone intenzioni bastino da soli a reggere una società elettrificata, industriale e digitale, rischia di essere una semplificazione.

La transizione energetica non si decide contrapponendo un Nobel a un altro, come figurine Panini della fisica. Si decide guardando ai numeri completi: costi di generazione, costi di sistema, accumuli, reti, materiali, tempi, sicurezza, dipendenza tecnologica e continuità della fornitura.

In definitiva, il Nobel va ascoltato. Ma il Nobel non è il Vangelo. E sulla politica energetica, più che l’argomento d’autorità, servirebbe una cosa molto meno scenografica: fare bene i conti.

Fonti e link utili

Giorgio Parisi sul nucleare, solare e geotermico
https://www.ore12.net/nucleare-il-nobel-parisi-e-troppo-costoso-italia-punti-su-solare-e-geotermico/

Intervista a Parisi su La Stampa
https://www.lastampa.it/economia/2026/06/06/news/parisi_tornare_all_atomo_e_troppo_costoso_l_italia_punti_su_solare_e_geotermico-15649202/

Scheda Nobel di Giorgio Parisi
https://www.nobelprize.org/prizes/physics/2021/parisi/facts/

Scheda Nobel di Steven Chu
https://www.nobelprize.org/prizes/physics/1997/chu/facts/

Steven Chu e il ruolo del nucleare nella transizione energetica
https://www.forbes.com/sites/jeffmcmahon/2016/06/05/steven-chu-criticizes-clean-power-plan-for-neglecting-nuclear/

Burton Richter, energia e cambiamento climatico
https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1177/0096340212451436

Scheda Nobel di William Nordhaus
https://www.nobelprize.org/prizes/economic-sciences/2018/nordhaus/facts/

Lezione Nobel di William Nordhaus sul clima e l’economia
https://www.nobelprize.org/uploads/2018/10/nordhaus-lecture.pdf

Luc Montagnier, Nobel e controversie su omeopatia e vaccini
https://www.bmj.com/content/376/bmj.o494

Kary Mullis, PCR e posizioni controverse
https://www.britannica.com/biography/Kary-Mullis

Brian Josephson e le idee ai margini della scienza ufficiale
https://mediatheque.lindau-nobel.org/laureates/josephson/research-profile