Torino, 1864. Un omicidio nella Cappella dei Mercanti. Una donna che ragiona per equazioni in un mondo che non la vede. E un calendario meccanico che nasconde un codice. Incontriamo Claudio Pasqua, autore del racconto I numeri non mentono, incluso nell’antologia Cold Land (Land Editore), che debutterà al Salone Internazionale del Libro di Torino il 16 maggio.
Cold Land – Racconti dalle terre del delitto, curata da Claudio Secci, è un’antologia di racconti noir ambientati in luoghi reali d’Italia, edita da Land Editore, che sarà presentata sabato 16 maggio alle ore 10:30 allo Spazio Dialoghi del Padiglione 3 del Salone del Libro di Torino (stand Q18-R17/R27). Tra i racconti, spicca quello di Claudio Pasqua, ambientato nella Cappella dei Banchieri, Negozianti e Mercanti di Torino, nel 1864, con protagonista Beatrice Lanfranchi, donna che ragiona per misure esatte in un mondo che non la misura affatto. Una figura a metà strada tra Enola Holmes e Lidia Poët — acuta, metodica, coraggiosa quanto basta per fare giustizia in una società che le nega quasi tutto.
Claudio, partiamo dall’inizio. Come nasce I numeri non mentono?
Devo ringraziare Claudio Secci, curatore dell’opera Cold Land, che mi ha esortato a partecipare a un concorso letterario indetto da Land Editore.
Un grande ringraziamento va anche al Prefetto Arturo Sansise della Pia Congregazione dei Banchieri, Negozianti e Mercanti che mi ha permesso di accedere a documenti storici importanti contenuti nei libri mastri della Cappella.
Si trattava di costruire un racconto noir e per ambientazione ho cercato un luogo che fosse insieme sacro ma umano — un posto dove la devozione e il commercio convivessero senza troppa ipocrisia, come spesso accade nelle città di banchieri come era la Torino Capitale del Regno d’Italia. La Cappella dei Banchieri, Negozianti e Mercanti di Torino era il contesto perfetto: la Pia Congregazione, con la sua rete di obblighi, contratti e segreti, era il terreno ideale per un omicidio in cui vittime e colpevoli appartengono allo stesso mondo — dove la comunità è insieme testimone e complice.
Torino 1864 è quasi un personaggio autonomo. Quanto ha pesato la scelta storica?
Il 1864 non è un anno qualunque per Torino: è l’anno in cui la città scopre di non essere più la capitale del Regno d’Italia, tradita da una Convenzione firmata in segreto a settembre. Quella ferita collettiva — l’umiliazione di essere stati venduti senza saperlo — era il terreno perfetto per un giallo. Il crimine e il tradimento politico hanno la stessa grammatica: qualcuno sa qualcosa che gli altri non sanno, e qualcuno pagherà il prezzo di questa asimmetria.
Nel racconto compare un oggetto straordinario: il Calendario Meccanico Perpetuo di Giovanni Plana. Per chi non lo conosce, chi era Plana e cosa faceva questa macchina?
Giovanni Antonio Amedeo Plana è uno dei grandi della scienza italiana dell’Ottocento, quasi sconosciuto al grande pubblico. Nato a Voghera nel 1781, studiò all’École Polytechnique di Parigi con Lagrange, Laplace e Fourier. Dal 1811 insegnò astronomia all’Università di Torino, e fu in pratica il fondatore dell’Osservatorio astronomico della città. Si spense nel gennaio del 1864 — pochi mesi prima che il racconto fosse ambientato — ancora attivo: ancora pochi giorni prima della morte aveva tenuto una conferenza all’Accademia delle Scienze.
Il suo Calendario Meccanico Universale — detto anche “della Resurrezione” — è un prodigio. Conservato nella sagrestia della Cappella dei Mercanti, è un computer ante litteram che racchiude oltre 46.000 dati, memorizza 4.000 calendari ed è in grado di fornire tutte le informazioni su giorni, mesi, lune di 40 secoli, a partire dall’anno 1 d.C. Costruito essenzialmente con legno e carta, è una straordinaria macchina del tempo con memorie a tamburo, a disco e nastro. Tramite un ingegnoso sistema di ruote dentate, catene e viti senza fine, si può identificare un giorno qualsiasi fino all’anno 4000.
La macchina tiene conto di complessità astronomiche sorprendenti: il calcolo degli anni bisestili, la durata del giorno di 23 ore, 56 minuti e 4 secondi che influenza la data delle lunazioni, e il mese lunare di circa 29 giorni e mezzo, che non coincide con i mesi solari. Il funzionamento del calendario fu riscoperto in tutti i suoi dettagli solo nel 2015, grazie a un bando del Politecnico di Torino.
E nel racconto, come usi questo “calcolatore”?
Scoprire il meccanismo a rulli e cilindri numerati è stato uno di quei momenti in cui la ricerca storica ti offre qualcosa di meglio di quello che avevi immaginato. I Congregati della Cappella lo usano per comunicare in codice: ogni data corrisponde a un’istruzione, a un nome, a un ordine. Beatrice capisce il sistema prima degli altri proprio perché conosce la logica che c’è dietro. E poi: cosa c’è di più appropriato, in un racconto in cui i numeri sono la chiave di tutto, di un calendario meccanico usato per nascondere messaggi?
Come hai costruito il personaggio di Beatrice Lanfranchi?
Beatrice non è un’anomalia romantica — non è “la donna avanti coi tempi” del romanzo storico di maniera. È una donna che ha ereditato dal padre, un ingegnere della Scuola di Applicazione che diventerà il Regio Politecnico di Torino, un metodo: osservare, misurare, non accontentarsi delle spiegazioni più comode. Il medaglione con le date incise è la chiave del suo carattere: lei vuole che il mondo sia misurabile. E proprio per questo soffre quando capisce che i numeri non bastano — che per fare giustizia serve qualcosa di meno esatto e più coraggioso. ma la testimonianza oculare. E lo fa perché qualcuno, per la prima volta, l’ha guardata davvero. È una piccola storia di dignità dentro una storia di potere.
Il 21 settembre è una data che attraversa il racconto come un conto alla rovescia. Cosa c’è di storico dietro?
Il 21 settembre 1864 a Torino ci fu davvero una rivolta: la folla scese in piazza quando la notizia della Convenzione di Settembre divenne pubblica, la Guardia sparò, i morti furono decine. È un episodio quasi rimosso dalla memoria collettiva, eppure fu uno dei momenti più violenti della storia cittadina post-unitaria. Volevo che il lettore arrivasse all’epilogo e capisse che l’omicidio al centro del racconto era una minuscola particella di un tradimento su scala nazionale.
Cold Land esce al Salone di Torino. Cosa significa presentare un racconto sull’Ottocento torinese proprio qui?
C’è qualcosa di circolare in questo, e mi piace. Torino è una città che ha un rapporto speciale con la propria storia — la abita, la frequenta, ci cammina sopra ogni giorno senza sempre rendersene conto. Che un racconto ambientato nella Torino del 1864 esca qui, al Salone, mi sembra giusto. Come se la città stesse leggendo un capitolo di se stessa.
Cold Land – Racconti dalle terre del delitto, a cura di Claudio Secci, Land Editore. Presentazione: sabato 16 maggio 2026, ore 10:30, Spazio Dialoghi, Padiglione 3, Salone Internazionale del Libro di Torino (stand Q18-R17/R27). Firmacopie a seguire.