Stroncato da un infarto fulminante nella notte, Varenne lascia una storia sportiva difficilmente eguagliabile: 62 vittorie in 73 corse, oltre 6 milioni di euro di premi e più di duemila figli. Per anni ha vissuto anche in Piemonte, all’allevamento Il Grifone di Vigone
Il mondo dell’ippica perde il suo Capitano. Varenne, considerato da molti esperti e appassionati il più grande trottatore di tutti i tempi, è morto nella notte tra il 17 e il 18 agosto 2026, all’età di 31 anni. A fermare il cuore del campione è stato un infarto fulminante, come comunicato attraverso i suoi canali ufficiali e confermato dal veterinario.
Varenne si trovava nell’allevamento LJ di Eboli, in provincia di Salerno, dove era arrivato nel marzo 2025 per trascorrere l’ultima parte della sua lunga vita. La notizia ha immediatamente fatto il giro d’Italia e del mondo, riportando alla memoria le immagini delle sue imprese negli ippodromi europei e americani.
Non è morto soltanto un grande cavallo da corsa. Se ne va uno dei rarissimi protagonisti dell’ippica capaci di diventare personaggi popolari anche al di fuori degli ippodromi, conosciuti da persone che magari non avevano mai seguito una corsa al trotto.
L’addio al “Capitano”
L’annuncio è arrivato dalla pagina ufficiale dedicata al campione. Lo staff ha spiegato che Varenne è venuto a mancare durante la notte e che il veterinario ha attribuito la morte a un infarto fulminante.
Nel messaggio di commiato compare anche il riferimento a Enzo Giordano, storico proprietario del campione, scomparso nel 2025: un legame fondamentale nella storia di Varenne.
Giordano aveva creduto in quel cavallo quando la sua leggenda doveva ancora essere scritta. Con l’allenatore finlandese Jori Turja e soprattutto con il driver romano Giampaolo Minnucci, Varenne sarebbe poi diventato praticamente imbattibile.
Nato a Copparo, destinato alla leggenda
Varenne era nato il 19 maggio 1995 a Copparo, in provincia di Ferrara, nell’allevamento di Zenzalino. Era figlio dello stallone americano Waikiki Beach e della fattrice italiana Ialmaz.
Il nome destinato a diventare celebre in tutto il mondo derivava dalla rue de Varenne di Parigi, la strada nella quale ha sede l’Ambasciata d’Italia in Francia.
Gli inizi, curiosamente, non furono quelli apparentemente perfetti di un predestinato. Varenne ebbe alcuni problemi fisici e il suo debutto agonistico non si concluse con una vittoria ufficiale. Ma già nelle prime apparizioni mostrò qualità fuori dal comune.
Il resto sarebbe diventato storia.
62 vittorie in 73 corse
I numeri raccontano soltanto in parte la superiorità del Capitano: 73 corse disputate e 62 vittorie, con oltre 6 milioni di euro di premi conquistati.
Il suo palmarès comprende praticamente tutto ciò che un trottatore poteva vincere.
Nel 1998 conquistò il Derby italiano del trotto. Vinse per tre volte consecutive il Gran Premio Lotteria di Agnano, nel 2000, 2001 e 2002. Trionfò due volte nel Prix d’Amérique, nel 2001 e nel 2002, e altrettante volte nell’Elitloppet di Stoccolma. Nel 2001 attraversò l’Atlantico e conquistò anche la Breeders Crown negli Stati Uniti.
Fu proprio il 2001 l’anno che consegnò definitivamente Varenne alla storia dello sport mondiale: nello stesso anno vinse Prix d’Amérique, Gran Premio Lotteria ed Elitloppet, per poi imporsi anche negli Stati Uniti.
Non era più soltanto il miglior cavallo italiano. Era diventato il riferimento mondiale del trotto.
Il Capitano conquistò Italia, Francia e Stati Uniti
Varenne riuscì anche in un’impresa unica: essere riconosciuto come “Cavallo dell’anno” in tre differenti Paesi. Ottenne il riconoscimento in Italia nel 2000, 2001 e 2002, in Francia nel 2001 e 2002 e negli Stati Uniti nel 2001.
Ma il dato forse più significativo è un altro. Varenne riuscì a riportare l’ippica nel linguaggio quotidiano degli italiani.
Negli anni delle sue vittorie, persone che normalmente non frequentavano gli ippodromi conoscevano il suo nome. Le sue grandi corse diventavano appuntamenti televisivi e il Capitano si trasformò progressivamente in un fenomeno di costume, oltre che sportivo.
Il lungo legame di Varenne con il Piemonte
Nella storia del Capitano c’è anche un importante capitolo piemontese.
Per 17 anni Varenne ha vissuto nell’allevamento Il Grifone di Vigone, nel Torinese, diventando una presenza familiare per il mondo ippico piemontese. Successivamente si trasferì nel Pavese e, dal marzo 2025, nella tenuta LJ di Eboli, dove è morto.
Il Piemonte, dunque, non rappresentò una semplice tappa della sua vita dopo le corse, ma una vera e propria seconda casa.
La seconda carriera: oltre duemila figli
Quando nel 2002 terminò la carriera agonistica, Varenne iniziò una seconda vita altrettanto importante come stallone.
Ha generato oltre duemila figli — alcune fonti di settore stimano un numero ancora superiore — e diversi di loro sono diventati a loro volta campioni.
Tra i più importanti figurano Lana del Rio, Lisa America, Nadir Kronos, Napoleon Bar, Olona Ok, Pascià Lest, Testimonial Ok e Vernissage Grif. Cinque suoi discendenti hanno conquistato il Derby italiano del trotto.
Un’eredità genetica che significa che il nome di Varenne continuerà, letteralmente, a correre negli ippodromi ancora per molti anni.
Quando un cavallo diventa parte della memoria collettiva
La grandezza di Varenne, tuttavia, non può essere racchiusa soltanto nelle statistiche.
Ci sono campioni che vincono molto e vengono ricordati dagli specialisti. Poi ci sono quelli che superano i confini del proprio sport e diventano simboli di un’epoca.
Varenne apparteneva a questa seconda categoria.
Il Capitano riuscì in qualcosa che nell’ippica italiana sembrava quasi impossibile: trasformare una disciplina considerata di nicchia in uno spettacolo capace di interessare milioni di persone. Quando correva lui, non serviva essere esperti di trotto per capire che si stava assistendo a qualcosa di straordinario.
Il 28 settembre 2002, a Montréal, si concluse la sua carriera agonistica. Ventiquattro anni dopo si conclude anche la sua lunghissima vita.
Restano 62 vittorie, i trionfi di Parigi, Napoli, Stoccolma e degli Stati Uniti, i record, oltre duemila discendenti e soprattutto il ricordo di quel cavallo che, per alcuni anni, riuscì a far appassionare al trotto un intero Paese.
A 31 anni il grande cuore del Capitano si è fermato.
La leggenda di Varenne, invece, continuerà a correre.