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Metabolismo epatico e farmaci: come l’organismo gestisce le sostanze assunte

Al termine di terapie farmacologiche prolungate, che possono comprendere i cicli di cure antibiotiche oppure terapie croniche per patologie a lungo termine, c’è una domanda che i pazienti si pongono: che fine fanno i medicinali ingeriti quotidianamente? Il corpo umano è una macchina biologica straordinariamente efficiente, capace di identificare, elaborare ciò che viene riconosciuto come estraneo e quindi non più necessario.

Il fulcro di questo processo di depurazione è un organo fondamentale, il fegato, che permette di espellere tutte le tossine e quegli elementi che ormai non servono più e che rischiano di risultare dannosi. Comprendere il funzionamento del fegato è essenziale per approcciarsi alla propria salute in modo consapevole.

La biochimica della trasformazione

Da un punto di vista biologico, il fegato non agisce come un semplice filtro che trattiene le impurità, ma come un vero e proprio laboratorio di trasformazione. Buona parte dei farmaci che generalmente assumiamo è di natura lipofila, cioè si scioglie nei grassi. Grazie a questa caratteristica tali farmaci possono attraversare le membrane cellulari e raggiungere facilmente l’area interessata, ma proprio per questo motivo sono difficili da eliminare, poiché i reni non possono espellere efficacemente quelle sostanze che non si sciolgono in acqua. Ed è proprio qui che interviene il fegato attraverso sistemi enzimatici complessi.

Il metabolismo epatico si divide solitamente in due fasi. Nella fase I, gli enzimi modificano la struttura chimica del farmaco tramite ossidazione, riduzione o idrolisi. In questa fase l’obiettivo è introdurre un gruppo funzionale che renda la molecola più reattiva.

Nella fase II, la molecola modificata, o il suo metabolita, viene legata a una sostanza endogena che la rende altamente idrofila, quindi solubile in acqua. Dopo questa trasformazione, il farmaco non è più in grado di attraversare liberamente le membrane e viene quindi incanalato verso le vie di eliminazione: la bile, per essere espulso tramite le feci, o il circolo sanguigno verso i reni, per essere eliminato con le urine. Senza questo lavoro incessante e certosino, i principi attivi si accumulerebbero pericolosamente nel corpo raggiungendo livelli di tossicità preoccupanti.

L’organismo non è uguale per tutti

Benché il meccanismo di base sia universale per tutti, la velocità e l’efficienza con le quali l’organismo smaltisce i principi attivi possono variare sensibilmente da persona a persona. Proprio per questo motivo il dosaggio di un farmaco può essere inefficiente per un paziente, ma tossico per un altro. I fattori che influenzano il metabolismo epatico sono molteplici e comprendono l’età, il sesso, la genetica e lo stato di salute generale del fegato.

Si può immaginare il fegato come un motore che gira più lentamente in alcune persone e più velocemente in altre. Se il fegato lavora troppo piano, la medicina resta in circolo più del dovuto e rischia di accumularsi, causando più facilmente effetti indesiderati. Al contrario, se il fegato è troppo veloce, potrebbe addirittura bruciare ed eliminare il farmaco, impedendogli di funzionare e di curare.

Un ruolo decisivo lo gioca anche l’età. Invecchiando, il fegato diventa naturalmente un po’ più piccolo e quindi meno efficiente nel lavoro che deve svolgere. Infine, bisogna fare attenzione quando si prendono più medicine allo stesso tempo. In alcuni casi i farmaci possono ostacolarsi a vicenda, come se facessero a gara per essere smaltiti, col rischio di annullarsi a vicenda e di perdere quindi la loro efficacia. Talvolta il sovrapporsi di farmaci può risultare anche pericoloso, perciò è bene informare il proprio medico curante sempre della cura farmacologica seguita.

Comprendere il concetto di disintossicazione

Dopo aver seguito una terapia per lungo tempo, capita di sentirsi appesantiti e stanchi, con la preoccupazione di aver stressato eccessivamente il fegato. Come abbiamo accennato il fegato è un organo straordinariamente resiliente, progettato biologicamente proprio per gestire senza troppi problemi lo smaltimento delle sostanze di scarto. Tuttavia anche il fegato potrebbe andare in sofferenza, perciò è fondamentale che venga “aiutato” a svolgere correttamente il suo lavoro. Bisogna quindi fornire al fegato tutte le risorse necessarie per farlo lavorare senza carichi eccessivi e con meno fatica.

L’obiettivo principale è alleggerire il carico di lavoro epatico, poiché in queste fasi potrebbero essersi esaurite le riserve naturali di antiossidanti. Chiaramente è consigliabile seguire uno stile di vita sano, praticando sport e riducendo l’assunzione di grassi saturi, zuccheri raffinati, sale e alcol.

Tutto questo può essere integrato con sostanze naturali specifiche che offrono un supporto prezioso al fegato. Esistono infatti nutrienti, integratori ed estratti vegetali appositamente formulati per favorire l’espulsione di prodotti non più necessari e proteggere le cellule epatiche dallo stress ossidativo continuo, con l’obiettivo dichiarato di disintossicare il fegato dai farmaci.

Uno stile di vita sano, un’assunzione mirata di prodotti e integratori naturali che supportano il fegato e una corretta idratazione (circa 1,5-2 litri di acqua al giorno) sono il mix perfetto per una depurazione completa, ma anche un atto di cura verso se stessi e la propria salute.