Gravita Zero: comunicazione scientifica e istituzionale

Chi è la casa editrice passaggio al bosco boicottata da Zero Calcare, Barbero, Caparezza e altri?

Negli ultimi giorni il mondo dell’editoria italiana è stato scosso da una polemica che ha coinvolto autori noti, storici e musicisti: la casa editrice Passaggio al Bosco è stata indicata da oltre ottanta firme — tra cui un fumettista di nome Zerocalcare, uno storico del medioevo Alessandro Barbero, un cantante e autore Caparezza e altri — come inaccettabile presenza alla fiera romana Più Libri Più Liberi. L’appello chiede all’Associazione Italiana Editori (AIE), che organizza la manifestazione, di non ospitare lo stand dell’editore ritenuto vicino ad ambienti di estrema destra.

 

Chi è Passaggio al Bosco? Fondata nel 2017 e con sede in Toscana, la casa editrice ha costruito nel tempo un catalogo che — secondo i critici — privilegia edizioni e ristampe di testi che rievocano, giustificano o celebrano figure e narrazioni di destra. Tra i titoli che hanno alimentato le contestazioni ci sono riedizioni di scritti di esponenti e apologeti del fascismo, pamphlet di nostalgici e testi che, a detta degli oppositori, non affiancano adeguati strumenti di contestualizzazione storica o filologica. È proprio questo profilo editoriale che ha spinto storici, saggisti e autori a considerare la presenza dell’editore alla fiera un problema di legittimazione culturale.

L’appello e le reazioni dei firmatari. Nella lettera aperta — firmata da accademici, romanzieri, fumettisti e uomini e donne della cultura — si chiede che la fiera non conceda spazio a chi «esalta figure nazifasciste» e diffonde materiale con toni antisemiti o apologetici. Tra i firmatari compaiono nomi di grande richiamo pubblico (Zerocalcare, Alessandro Barbero, Antonio Scurati, Anna Foa, Caparezza), e alcuni di questi hanno già annunciato il ritiro dalla partecipazione alla manifestazione in segno di protesta: Zerocalcare, ad esempio, ha rinunciato a presentare il suo libro a Più Libri Più Liberi proprio per la presenza dello stand contestato.

La difesa di Passaggio al Bosco e la posizione degli organizzatori. La casa editrice ha risposto affermando di essersi iscritta alla fiera come ogni altra piccola realtà editoriale e che la sua partecipazione non è frutto di «invito» ma di regolare contratto; ha inoltre definito le accuse come una «reductio ad Hitlerum», lamentando che alcuni articoli in rete sarebbero già stati oggetto di querele. Dall’altra parte, gli organizzatori della fiera — e l’AIE — hanno difeso il principio secondo cui le fiere sono spazi plurali e che la selezione degli espositori è legata a criteri tecnici e contrattuali, non a giudizi politici. Tuttavia la pressione pubblica ha reso la questione politica e mediatica, aprendo il dibattito su dove tracciare la linea tra libertà di pubblicazione e responsabilità culturale.

Perché il caso è esploso proprio ora? L’edizione 2025 di Più Libri Più Liberi — in programma a Roma dal 4 all’8 dicembre — arriva in un clima politico e culturale già teso: la discussione sulla presenza di soggetti di estrema destra nei circuiti istituzionali e culturali in Italia è ricorrente e sensibile, specie dopo i cambiamenti politici che hanno ridefinito la percezione pubblica di alcune forze politiche. L’inclusione di un editore con un catalogo controverso in una fiera di largo pubblico ha fatto emergere la preoccupazione che l’evento possa, suo malgrado, contribuire alla normalizzazione di posizioni estremiste se non accompagnato da strumenti di filtro o di contestualizzazione.

Il nodo della libertà di espressione. Gli oppositori ammettono il valore di non cedere alla censura tout court, ma sottolineano che esistono contesti — come fiere che si propongono come vetrine culturali ampie e istituzionali — in cui la presenza di determinate istanze presuppone responsabilità organizzative. I firmatari dell’appello non chiedono la censura dei libri in sé, quanto l’esclusione dalla piattaforma che conferisce visibilità istituzionale: un distinguo che apre un confronto ricco e difficile su come bilanciare pluralismo e tutela democratica. Dall’altra parte, i difensori della partecipazione ribadiscono che escludere un editore per le sue posizioni potrebbe configurare un pericoloso precedente di selezione politicamente orientata degli spazi culturali.

Cosa succederà alla fiera? Al momento la polemica è viva e ha già portato a disdette da parte di nomi importanti e a interventi ufficiali: il Campidoglio ha annunciato che non parteciperà alla conferenza stampa di apertura, mentre alcuni grandi nomi della cultura hanno reso pubblica la loro contrarietà. La reazione degli organizzatori e le eventuali contromosse determineranno in che forma si svolgerà la discussione pubblica nei prossimi giorni, quando la fiera sarà aperta al pubblico. È probabile che il dibattito prosegua in platee giornalistiche e accademiche, nonché sui social, amplificando la questione oltre i confini della manifestazione stessa.

Un’ultima annotazione storica e culturale: il confronto su Passaggio al Bosco mette in evidenza come l’editoria non sia mai neutra — la scelta di pubblicare, ristampare o promuovere certi testi è un atto culturale che ha conseguenze pubbliche. La sfida per il sistema culturale italiano sarà trovare strumenti che consentano al tempo stesso la tutela della libertà di parola e la salvaguardia dei valori democratici, evitando sia la banalizzazione del passato autoritario sia pratiche di esclusione che possano parimenti indebolire il dibattito civico.

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