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Intelligenza artificiale, Torino accelera: già un’impresa su quattro la utilizza. Ma chi resterà indietro rischia di pagare un prezzo altissimo

Dalle PMI alla manifattura, dalla robotica agli agenti intelligenti: il capoluogo piemontese punta a diventare uno dei principali laboratori italiani dell’innovazione. Marco Gay rilancia la sfida: servono investimenti, competenze e una nuova politica industriale.

Torino vuole giocare una partita da protagonista nella rivoluzione dell’intelligenza artificiale. E i numeri raccontano un territorio che ha già iniziato a muoversi: oltre il 25% delle imprese torinesi utilizza strumenti di intelligenza artificiale, una percentuale significativa che, secondo quanto dichiarato da Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali Torino, supera la media nazionale.

Non si tratta soltanto di introdurre nuovi software negli uffici o utilizzare chatbot per rispondere ai clienti. L’intelligenza artificiale sta entrando nei processi produttivi, nella progettazione, nella logistica, nella gestione delle informazioni e nelle decisioni aziendali.

La trasformazione è già cominciata. Ma c’è una domanda che riguarda migliaia di imprenditori: quante aziende stanno davvero sfruttando il potenziale dell’AI e quante, invece, si limitano a sperimentarla?

Torino e intelligenza artificiale: perché il 25% delle imprese rappresenta un segnale importante

Anche Business Intelligence Portal ha voluto approfondire il fenomeno attraverso uno studio campione condotto sul territorio, con l’obiettivo di osservare più da vicino il rapporto tra le imprese locali e le nuove tecnologie di intelligenza artificiale.

L’indagine si concentra sul livello di conoscenza degli strumenti AI, sulla loro effettiva diffusione nelle attività aziendali, sulle principali applicazioni già sperimentate e sulle difficoltà che imprenditori e professionisti incontrano nel processo di trasformazione digitale.

L’obiettivo è andare oltre le percentuali generali e comprendere che cosa stia realmente accadendo nelle aziende: quante utilizzano l’intelligenza artificiale in modo continuativo, quali processi intendono automatizzare e quanto sono preparate ad affrontare il cambiamento.

Il lavoro di Business Intelligence Portal intende così contribuire a una lettura più concreta dell’evoluzione digitale del territorio, mettendo in relazione innovazione tecnologica, competitività e nuove esigenze delle PMI.

Perché la vera domanda non è soltanto quante imprese utilizzano l’intelligenza artificiale, ma quanto valore riescono a generare attraverso il suo utilizzo.

Il dato è stato richiamato da Marco Gay nel corso dell’assemblea dell’Unione Industriali Torino, nell’ambito di una riflessione sulle prospettive dell’industria e sulla necessità di una nuova politica industriale.

Il presidente ha individuato nell’innovazione tecnologica una delle condizioni fondamentali per rafforzare la competitività del sistema produttivo piemontese.

Il 25% rappresenta un segnale incoraggiante, soprattutto considerando la struttura economica del territorio, caratterizzata da una presenza significativa di piccole e medie imprese.

Per queste aziende, adottare l’intelligenza artificiale può significare migliorare l’organizzazione interna, ridurre i tempi di lavorazione, analizzare meglio i dati commerciali e rendere più efficienti le attività quotidiane.

Ma il passaggio decisivo è un altro: utilizzare l’AI non equivale necessariamente a saperla integrare nei processi aziendali.

Una società che utilizza un assistente intelligente per scrivere un documento ha introdotto una tecnologia. Un’impresa che riprogetta il proprio sistema di gestione degli ordini, della produzione e della distribuzione attraverso strumenti intelligenti sta invece modificando il proprio modello operativo.

È questa la differenza sulla quale si giocherà la competitività dei prossimi anni.

L’Italia accelera, ma la trasformazione delle PMI è ancora incompleta

Il quadro torinese si inserisce in una tendenza nazionale di crescita.

Secondo un’analisi di Unioncamere realizzata con Dintec, pubblicata nel settembre 2026, la percentuale delle imprese italiane che utilizzano soluzioni di intelligenza artificiale è passata dal 13,1% del 2024 al 19,5% del 2025.

Un incremento di oltre sei punti percentuali in un solo anno.

La diffusione, tuttavia, non procede allo stesso ritmo in tutti i settori. I servizi risultano particolarmente dinamici, mentre anche l’industria manifatturiera mostra segnali di accelerazione.

Il confronto tra il dato nazionale e quello torinese va interpretato con attenzione, perché si riferisce a periodi e rilevazioni differenti. Rimane comunque evidente che l’adozione dell’intelligenza artificiale sta diventando un elemento sempre più rilevante per il tessuto imprenditoriale.

Per le PMI, la questione non è più soltanto tecnologica. Riguarda la capacità di mantenere clienti, conquistare nuovi mercati e competere con aziende che hanno già investito nell’automazione e nell’analisi avanzata dei dati.

Dall’intelligenza artificiale generativa all’AI agentica: la prossima rivoluzione

La prima fase della diffusione dell’intelligenza artificiale è stata caratterizzata soprattutto dagli strumenti generativi: sistemi capaci di produrre testi, immagini, presentazioni, traduzioni, analisi e codice informatico.

Oggi si sta aprendo una nuova stagione: quella dell’intelligenza artificiale agentica.

Gli agenti AI non si limitano a rispondere a una domanda. Possono ricevere un obiettivo, organizzare una sequenza di operazioni, utilizzare strumenti digitali e portare avanti attività articolate, entro i limiti delle autorizzazioni e dei sistemi nei quali vengono integrati.

Per un’impresa commerciale, questo potrebbe significare automatizzare parte della gestione dei contatti, preparare offerte, aggiornare informazioni e supportare il servizio clienti.

In un’azienda manifatturiera, invece, gli agenti intelligenti potrebbero contribuire al monitoraggio delle forniture, alla pianificazione delle attività e all’individuazione di anomalie nei processi produttivi.

Marco Gay, intervenendo all’Open Innovation Summit 2026, ha sottolineato proprio questa evoluzione: si passa dall’automazione di singole mansioni alla possibilità di trasformare interi processi aziendali.

Il cambiamento è sostanziale. Non si tratta più soltanto di rendere più veloce un’attività, ma di ripensare il modo in cui un’organizzazione lavora.

Torino può diventare un laboratorio europeo della Physical AI

C’è un altro ambito nel quale il Piemonte può giocare una partita importante: la Physical AI, cioè l’intelligenza artificiale applicata a sistemi fisici capaci di percepire l’ambiente e interagire con il mondo reale.

Robot industriali, droni, macchine autonome e sistemi intelligenti di produzione rappresentano alcune delle applicazioni più interessanti.

Torino possiede un patrimonio industriale e tecnologico che può favorire questo sviluppo: competenze meccaniche, elettroniche, meccatroniche, automotive, ricerca universitaria e una rete di imprese specializzate.

La sfida consiste nel collegare queste competenze alle nuove tecnologie.

Non è necessario competere con Stati Uniti e Cina sul numero di robot prodotti o sulla dimensione dei grandi investimenti tecnologici. Esistono spazi importanti nella progettazione di soluzioni specialistiche, nella robotica per ambienti complessi e nell’integrazione dell’intelligenza artificiale nei prodotti industriali.

È una prospettiva che valorizza la tradizione manifatturiera torinese anziché considerarla un’eredità del passato.

AI4I, Politecnico e imprese: l’ecosistema torinese si organizza

Un elemento importante per accelerare questa trasformazione è la collaborazione tra imprese, istituzioni e centri di ricerca.

Tra le iniziative presenti sul territorio figura AI Match Torino 2026, promosso dalla Camera di commercio di Torino insieme all’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale per l’Industria (AI4I).

Il progetto nasce per accompagnare micro, piccole e medie imprese nell’individuazione e nell’adozione di soluzioni di intelligenza artificiale.

Il percorso prevede una prima fase di formazione e tutoraggio, seguita da una selezione dei progetti che possono beneficiare di contributi e servizi di supporto. Per la seconda fase sono stati stanziati complessivamente 300.000 euro, tra contributi della Camera di commercio e servizi messi a disposizione da AI4I.

L’obiettivo è concreto: portare l’intelligenza artificiale fuori dai laboratori e dentro le aziende, attraverso applicazioni capaci di risolvere problemi produttivi e organizzativi.

Anche il Politecnico di Torino rappresenta un interlocutore strategico, grazie alle competenze sviluppate nell’intelligenza artificiale, nella robotica, nell’automazione e nell’ingegneria industriale.

La collaborazione tra ricerca e impresa sarà determinante per evitare che l’innovazione rimanga confinata alle grandi aziende.

Il vero problema delle PMI non è acquistare l’AI, ma sapere come utilizzarla

Per una piccola impresa, adottare l’intelligenza artificiale può sembrare semplice. Basta sottoscrivere un servizio online, utilizzare un assistente digitale o acquistare un software.

Ma questa è soltanto la superficie.

Le difficoltà più importanti riguardano spesso l’organizzazione interna, la qualità dei dati, la sicurezza informatica e la preparazione delle persone.

Un’impresa che non dispone di informazioni ordinate e aggiornate difficilmente potrà ottenere risultati affidabili da sistemi intelligenti. Allo stesso modo, introdurre nuove tecnologie senza formare i collaboratori rischia di produrre confusione anziché efficienza.

Per questo motivo, il percorso di digitalizzazione dovrebbe partire da alcune domande:

Le risposte consentono di individuare progetti concreti, misurabili e sostenibili.

L’intelligenza artificiale non dovrebbe essere introdotta perché è di moda, ma perché permette di ottenere risultati migliori.

Il lavoro cambierà: perché la formazione diventa una priorità

La trasformazione tecnologica non riguarda soltanto macchine e software. Coinvolge direttamente le persone.

Alcune attività ripetitive potranno essere automatizzate, mentre crescerà la richiesta di competenze legate alla supervisione dei sistemi, all’analisi, alla progettazione e alla gestione dei processi.

Non significa necessariamente che l’intelligenza artificiale sostituirà intere categorie professionali. Significa, piuttosto, che molte mansioni saranno progressivamente ridefinite.

Per le PMI diventa quindi fondamentale investire nella formazione continua.

Un collaboratore che conosce gli strumenti di AI può svolgere determinate attività in meno tempo, ma soprattutto può dedicare maggiori energie a quelle operazioni che richiedono esperienza, capacità di relazione e giudizio umano.

La tecnologia, in questo scenario, non dovrebbe essere considerata un’alternativa alle persone, ma uno strumento per aumentarne le capacità.

Data center e infrastrutture: senza energia e calcolo non c’è innovazione

C’è poi una questione meno visibile, ma decisiva: le infrastrutture.

L’intelligenza artificiale richiede capacità di elaborazione, reti di comunicazione, disponibilità di energia e sistemi per conservare ed elaborare enormi quantità di informazioni.

Per questo motivo, il tema dei data center è entrato nel dibattito sul futuro industriale di Torino.

Marco Gay ha richiamato la necessità di non rinunciare a queste infrastrutture, pur considerando attentamente il loro impatto ambientale.

È un passaggio importante. Un territorio che vuole attrarre investimenti tecnologici deve disporre anche delle condizioni materiali per sostenere lo sviluppo delle nuove attività.

La questione riguarda l’equilibrio tra competitività, sostenibilità energetica, consumo di suolo e disponibilità delle risorse.

Senza infrastrutture adeguate, il rischio è quello di sviluppare competenze e progetti che finiscono per trovare altrove le condizioni necessarie alla loro crescita.

Il futuro dell’economia torinese si gioca adesso

Il dato del 25% racconta un sistema imprenditoriale che ha iniziato a comprendere le opportunità dell’intelligenza artificiale. Ma non deve diventare un motivo per accontentarsi.

La vera competizione si giocherà sulla qualità dell’adozione tecnologica, sulla capacità di integrare l’AI nei processi produttivi e sulla disponibilità di competenze.

Torino parte da una posizione interessante: ha una storia industriale importante, università, centri di ricerca, imprese innovative e una rete di competenze tecnologiche che può rappresentare un vantaggio competitivo.

La sfida è trasformare questo patrimonio in nuove opportunità economiche.

La domanda, dunque, non è più se l’intelligenza artificiale entrerà nelle PMI torinesi. È quali imprese riusciranno a utilizzarla per crescere e quali rischieranno di perdere competitività proprio mentre il mercato cambia.

La rivoluzione è già iniziata. E per le aziende che vogliono restare protagoniste, il momento di prepararsi è adesso.


Fonti primarie verificate

  1. Unione Industriali Torino – Relazione di Marco Gay: fonte primaria per il dato del 25%, la strategia industriale e il tema dei data center.

  2. Unioncamere – Diffusione dell’AI nelle PMI: dati nazionali sull’adozione dell’intelligenza artificiale.

  3. Camera di commercio di Torino – AI Match 2026: iniziative concrete a sostegno delle PMI.

  4. Open Innovation Summit 2026: programma ufficiale dell’evento di Torino.