Gravita Zero: comunicazione scientifica e istituzionale

É iniziato EcoScienza, convegno sull’ambiente e il futuro

Il convegno EcoScienza Europea, ha preso il via oggi con sede al “Sermig – Arsenale della Pace” di Torino. Un convegno dedicato ad ecologia, ambiente e sostenibilità, con molti relatori ed esperti. Al momento della presentazione, in mattinata, erano in collegamento circa 2000 spettatori, dei 3200 tra gli iscritti che seguiranno il convegno via web di due giorni, non solo dall’Italia, ma anche da Francia, Cina, Svezia, Germania. Con un’alta percentuale di studenti, licei e insegnanti.

Tematiche molto attuali, affrontate da esperti in collegamento da tutta Italia. La sensibilità collegata all’ambiente e alla cura del nostro dell’ambiente è il tema portante del convegno, e l’economia è parte integrante di questo settore.

A cominciare dal rapporto uomo-natura, nel forum coordinato da Alberto Legato, del Museo A come Ambiente di Torino. Un tema messo in risalto dall’attuale pandemia: “Conversione ecologica, l’ha definita recentemente Papa Francesco “ – ha ricordato Alberto Sportoletti, economista all’Università Bicocca di Milano – “E’ fondamentale un’educazione ambientale che parte dalla scuola o da associazioni come quella che organizza questo convegno”.

Gianguido Salvi, Università di Trieste,  Museo Nazionale dell’Antartide, ha affrontato le tematiche dal lato scientifico con il percorso storico (e preistorico) del nostro pianeta e con i notevoli cambiamenti che ha subito il clima, oltre che la nostra specie: “E’ un pianeta che poi l’uomo ha modellato nei secoli a suo uso e consumo. Avremo un clima sempre più caldo nei prossimi anni e se non interverremo sull’attuale situazione, dai gas serra ad una riconversione della attuali forme di energia, sarà un futuro più complicato”.

I cambiamenti climatici sono già avvenuti nel corso di secoli e millenni, ma rispetto al passato la differenza la facciamo noi. La coscienza sui nostri impatti della vita di tutti i giorni fanno la differenza oggi, e siamo noi in grado di fare la differenza. Un esempio? Rispetto ad una epidemia di cento anni fa come la spagnola, oggi stiamo per affrontarla con molti meno morti e con tre vaccini già pronti che allora non era neanche ipotizzabile ottenere”.

Andrea Segrè, docente all’Università di Bologna Fondazione F.I.C.O. ha sottolineato: “Lo spreco alimentare oggi è di grande attualità, e va tenuto in considerazione sempre più seria. La FAO tramite i suoi dati indica che circa un terzo di cibo che si produce si perde altrove: miliardi di tonnellate e perdite di risorse naturali, poiché per produrre cibo perdiamo frammenti di natura”.

Sull’astronave Terra” – aggiunge – “l’ecologia economica e circolare sostenibile è fondamentale: è una visione futura ed è importante fare emergere le tante azioni che emergono in questo settore. Durante il lockdown abbiamo effettuato monitoraggi su quella che tempo fa era nota come economia domestica: abbiamo annientato un’economia. Due mesi sono pochi, ma dobbiamo imparare da questa esperienza negativa per trarre conclusioni positive, nel breve e lungo periodo”.

Se continuiamo a non frenare l’effetto serra la situazione sarà molto seria fra qualche decennio. Il surriscaldamento è letale e dobbiamo agire per frenarlo, e farlo subito. Nel prossimo decennio dobbiamo mantenere l’aumento della temperatura non sopra i 2 gradi” – ricorda Luca Mercalli, climatologo e presidente della Società Meteorologica Italiana – “Dal ghiaccio e dall’aria prelevati e analizzati in Antartide abbiamo rilevato un aumento della CO2 nell’aria che indica che la nostra atmosfera è malata. La temperatura della Terra è aumentata di un grado negli ultimi cento anni, ed è molto. Se aggiungiamo altri gradi, una buona parte della vita della Terra è a rischio. Nel 2070 c’è il rischio che una buona parte dell’umanità debba emigrare in quelle poche aree del pianeta in cui si potrà stare fuori dalle zone non vivibili dal lato climatico”.

Una conferma è la scomparsa del 50 per cento dei ghiacciai alpini” – ha aggiunto Mercalli – “Riducendo le emissioni in modo drastico, si potrà contenere l’aumento della temperatura e quindi avere un futuro meno complicato. La buona notizia è che possiamo bloccare ancora questa situazione. Fa parte di uno scenario prudente stabilito con l’accordo di Parigi del 2015”. “Cosa possiamo fare? Adattamento e mitigazione, cioè stare nella linea dei 2 gradi, quella prudente. Energia rinnovabile, economia circolare che ricicla, e altri cambiamenti anche con nuove soluzioni tecnologiche”.

La fusione? Quella fredda non esiste. Potrà esistere quella calda che potrà avere sviluppi interessanti anche se per adesso non c’è e bisogna usare le energie rinnovabili di oggi”.

Come frenare l’aumento demografico? Con maggiore educazione familiare, e più potere decisionale alle donne di quei territori del pianeta ancora costrette a fare 9 o 10 figli”.

E poi?” . E’ il titolo iniziale dell’intervento al termine della mattinata, a conclusione della prima parte del convegno, di Ilaria Pertot, del Centro Agricoltura Alimenti Ambiente UniTrento, è stato illustrato “Il più grande laboratorio del futuro”, ritornando anche ai temi collegati alla pandemia “e al nemico invisibile che ha modificato le nostre vite a livello planetario, condizionando il nostro modo di essere e di avere, e le nostre relazioni”.

Come sarà il futuro? Cambiare gli stili di lavoro, di mobilità, di stili di consumo, anche nel tempo libero. Gli obiettivi dell’agenda ONU 2030 sono importanti”.

Come mangeremo? Come ci sposteremo, più in generale come vivremo? Tramite il progetto Crowd forsight, che sta per “vedere per andare”, abbiamo avviato un modo per una visione partecipata che grazie ad un software, con partecipazione gratuita, raccoglierà le opinioni di tutti fino ad aprile 2021. Per capire come procedere e come farlo con una condivisione globale”.

Un panel di tre ore sulla CO2 nel pomeriggio

Un forum sia scientifico che divulgativo, e un dibattito sulla situazione generale della Co2, l’anidride carbonica, ma in particolare gli effetti ad essa collegati a livello di clima e ambiente. E’ stato l’argomento principale della seconda parte del convegno EcoScienza, organizzato dall’Associazione Subalpina Mathesis, sezione Bettazzi di Torino, nell’ambito delle iniziative di MAT-TO (Matematica, Ambiente e Tecnologia – Torino), iniziate lo scorso 22 ottobre con una serie di appuntamenti didattici e divulgativi su fisica e matematica, compresa una gara di matematica che ha visto coinvolti studenti di 70 istituti scolastici di tutta Italia, collegati in remoto tramite piattaforme digitali.

Il convegno di due giorni, 26 e 27 novembre, conclude le iniziative di MAT-TO 2020, nell’auspicio che l’edizione 2021 ottenga lo stesso successo di pubblico, ma in buona parte dal vivo.

L’iniziativa è organizzata e realizzata grazie ai professori Cristina Sabena, Andrea Audrito, Pier Luigi Pezzini, Tommaso Marino e Irene Audrito.

Sono in 3200 a seguire le varie sessioni del convegno, circa 2000 tutti assieme in mattinata e circa 1000 al pomeriggio.

Presentato in mattinata dal professor Pier Luigi Pezzini, Associazione Subalpina Mathesis, e coordinata da numerosi relatori, il convegno è proseguito nel pomeriggio a cura del comitato scientifico (Valentina Crocellà, Matteo Signorile, Francesca Bonino, Sara Morandi) del NIS e INSTM Centro di Riferimento Dipartimento di Chimica dell’Università di Torino, con il convegno sulla C02.

Aumento dell’effetto serra e buco nell’ozono non sono connessi. La radiazione ultravioletta, pericolosa, viene filtrata dall’ozono ed è un problema, ma con il riscaldamento globale non ha connessioni” – precisa rispondendo alle domande che giungono via web dai molti studenti e docenti collegati la professoressa Claudia Pasquero (Dipartimento di scienze dell’ambiente e della Terra -Università di Milano – Bicocca). “Ma abbiamo agito subito e in modo drastico con il buco nell’ozono e lo abbiamo risolto e questo deve spronarci e renderci ottimisti anche per risolvere o contenere l’effetto serra” – spiega in collegamento da Lione (Francia), la dottoressa Elsje Alessandra Quadrelli (CNRS et CPE Lyon ) – ha illustrato il Riciclo chimico: che utilità nei confronti delle emissioni di CO2?: “Non si tratta solo di riciclo, pur molto importante, per ma come la chimica può contribuire all’insieme di soluzioni per le emissioni finali. Ci sono due punti di entrata : tramite azioni industriali o di ricerca si può aiutare a eliminare maggiormente Co2. Cicli di sequestro di tipo chimico nel tempo coi materiali, oltre che fisico con lo stoccaggio della molecole C02 sotto Terra . E ridurre le attività umane , poi aumentare l’efficacia dei nostri processi con meno combustibile fossile per ottenere lo stesso risultato”. “Una quantità di Co2 che arriva dall’atmosfera può essere utilizzata per realizzare nuovi materiali plastici, come fa un’azienda tedesca” – aggiunge la ricercatrice italo-francese – “E’ solo un esempio di ciò che l’industria può fare, per creare nuovi legami con il carbonio e con l’ossigeno. Sono davvero molti gli esempi in cui i combustibili fossili possono essere sostituiti”.

Hanno poi preso parte al forum e al dibattito generale, in stretto contatto con i molti spettatori-web: Sergio Bocchini (Istituto Italiano di Tecnologia – Torino), che ha messo in risalto i liquidi ionici e una serie di progetti ad essi collegati come una delle soluzioni di recupero ottimale.

E poi è intervenuto Cesare Atzori (European Synchrotron Radiation Facility (ESRF), con sede a Grenoble, in Francia, che ha illustrato diversi metodi per la cattura della C02, assorbimento e riutilizzo, anche con l’utilizzo di materiali porosi “che possono essere cristallini oppure no. Ne esistono diversi, alcuni tipo silicati oppure sali organici un po’ simili all’acetato di sodio” – dice. Si possono ottenere materiali con uso di liquidi ma anche di solidi”.

E ricordando con il supporto di grafici che ogni cittadino europeo produce ogni anno 7,600 chili di Co2, 100 volte il suo peso”.

Se gli alieni giungessero sulla Terra verrebbero colpiti dall’enorme quantità di Co2 prodotta e presente nell’atmosfera” – aggiunge.

Hanno preso parte al forum più scientifico sulla Co2 anche Carlo Nervi (Dipartimento di Chimica – Università di Torino), Davide Salusso (Dipartimento di Chimica – Università di Torino) e Francesca Valetti (Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi – Università di Torino).

Foto di copertina di Sungrov EMEA da UnSplash