Gravita Zero: comunicazione scientifica e istituzionale

Il cambiamento climatico mette a rischio le Olimpiadi invernali

Le Olimpiadi invernali, da quando si svolsero per la prima volta a Chamonix nel 1924, si sono sempre basate sulla presenza di neve naturale e condizioni di freddo costanti. Oggi però, con l’aumento delle temperature globali, questo modello è profondamente messo in discussione: la neve naturale sta diminuendo, le stagioni invernali si accorciano e le condizioni per gli sport sulla neve diventano sempre più incerte.

Un pianeta che si riscalda

L’aumento delle temperature medie è evidente: regioni come le Alpi italiane, che ospitano i Giochi di Milano-Cortina 2026, hanno registrato un significativo aumento termico rispetto al passato, riducendo il numero di giorni sufficientemente freddi perché si formi neve naturale.

Secondo studi climatici, su 93 potenziali località ospitanti delle Olimpiadi invernali solo circa 52 rimarrebbero climaticamente affidabili entro il 2050 e ancora meno entro il 2080 se le emissioni globali non diminuiscono significativamente.

 Dipendenza dalla neve artificiale: costi e limiti

Per compensare la riduzione della neve naturale, gli organizzatori degli eventi stanno aumentando la produzione di neve artificiale. La neve fabbricata richiede enormi quantità di acqua, energia e infrastrutture dedicate, come grandi riserve idriche, pompe e cannoni spara-neve.

Nel caso di Milano-Cortina 2026, sono già stati prodotti milioni di metri cubi di neve tecnica per garantire condizioni uniformi per tutte le gare. Questo indica la crescente pressione su risorse idriche e energia, oltre ai costi ambientali e finanziari associati.

Tuttavia, l’innevamento artificiale ha limiti fisici ben precisi: può funzionare solo quando le temperature sono abbastanza basse da consentire la formazione di neve tecnica. Con inverni sempre più miti, questi periodi di freddo sono più brevi e meno affidabili, mettendo in difficoltà la produzione di neve anche con tecnologia avanzata.

La geografia degli sport invernali sta cambiando

Molte stazioni sciistiche di media quota stanno chiudendo o perdendo competitività a causa di inverni troppo caldi e scarsità di neve naturale. In alcune regioni montane europee gli impianti sciistici dismessi sono aumentati, segno di un modello che fatica a sostenersi.

Questa trasformazione del clima ha conseguenze anche per il calendario e la localizzazione delle gare: il Comitato Olimpico Internazionale sta valutando di spostare futuramente i Giochi a date più precoci nella stagione invernale per sfruttare condizioni più fredde, oppure di concentrare gli eventi in aree ad altitudine maggiore o più settentrionali.

Limiti tecnologici e sostenibilità

Anche se la tecnologia — come i nuovi sistemi di innevamento automatizzati — ha ampliato le possibilità di preparare piste sportive, non può sostituire completamente un clima naturalmente freddo e stabile. La produzione di neve artificiale è:

 Il futuro delle Olimpiadi invernali

Se le emissioni globali di gas serra continueranno ad aumentare, molte delle località tradizionali per lo sci e gli sport invernali potrebbero diventare non più adatte a ospitare i Giochi nel giro di pochi decenni. Senza una decisa mitigazione dei cambiamenti climatici, il modello attuale di Olimpiade invernale — con neve, freddo e montagne — potrebbe trasformarsi drasticamente, o addirittura diventare insostenibile.