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AI, USA e Cina: perché il “modello” che sceglierai conta più della tecnologia

Rubrica: AI per manager 

Due filosofie, una scelta che ricadrà sulle nostre aziende

Se dirigi un’impresa e stai valutando quale stack di intelligenza artificiale adottare — quale modello linguistico, quale fornitore cloud, quale partner tecnologico — probabilmente stai ragionando in termini di prezzo, prestazioni e compatibilità. È un errore che molti manager stanno commettendo in questo momento, e vale la pena spiegare perché.

Dietro ogni prodotto AI oggi disponibile sul mercato c’è un modello di governance, cioè un insieme di regole — esplicite o implicite — su chi controlla i dati, chi risponde in caso di problema, e quali vincoli normativi si portano dietro. Il recente World Artificial Intelligence Conference di Shanghai, aperto da un intervento diretto del presidente cinese Xi Jinping, ha reso ancora più visibile qualcosa che gli osservatori del settore notano da tempo: Stati Uniti e Cina non stanno solo competendo per costruire il modello più potente, stanno proponendo due filosofie di adozione radicalmente diverse. E questa differenza, per chi fa impresa, non è un dettaglio accademico. È un fattore di rischio operativo.

Il bivio che ogni manager dovrà affrontare

Semplificando (ma non troppo), il mercato americano tende a trattare l’AI come un prodotto: si compra un abbonamento, si integra un’API, si paga per l’uso. Il mercato cinese, complice una spinta statale esplicita attraverso programmi come “AI+”, tende a trattarla come infrastruttura: qualcosa da incorporare nei processi produttivi, spesso a costi di ingresso molto più bassi, con modelli open-weight che un’azienda può scaricare, modificare e ospitare sui propri server senza dipendere da un fornitore esterno.

Per un manager, questo si traduce in una scelta concreta che si ripresenterà sempre più spesso nei prossimi 12-24 mesi:

Nessuna delle due opzioni è “quella giusta” in assoluto. È una decisione che va calata nel proprio settore, nella propria base clienti e nella propria tolleranza al rischio.

Perché la retorica, da entrambe le parti, va presa con le pinze

Vale la pena essere chiari su un punto: sia la narrazione cinese di un’AI “al servizio dell’umanità” e priva di logiche predatorie, sia quella americana di una competizione tecnologica a somma zero contro Pechino, sono discorsi costruiti per un pubblico — non descrizioni neutre della realtà. La Cina promuove l’apertura dei propri modelli anche perché è un modo efficace per guadagnare quote di mercato globale nonostante le restrizioni sui semiconduttori avanzati; gli Stati Uniti insistono sulla cautela verso i modelli cinesi anche perché hanno interesse a proteggere il proprio vantaggio commerciale, non solo per ragioni di sicurezza.

Per un manager questo significa una cosa pratica: non decidere sulla base degli slogan, ma sulla base di due domande verificabili.

Le due domande da farsi prima di firmare qualsiasi contratto AI

Primo: dove vivono i miei dati, e sotto quale giurisdizione? Non è una domanda ideologica, è una domanda di compliance. Se la tua azienda tratta dati di clienti europei, il GDPR non fa sconti a nessun fornitore, americano o cinese che sia. Ma il regime legale a cui è sottoposto il fornitore — comprese le leggi sulla sicurezza nazionale del paese in cui ha sede — determina cosa può succedere ai tuoi dati in scenari di crisi, non solo in condizioni normali.

Secondo: cosa succede se il fornitore sparisce, viene sanzionato, o mi viene tagliato l’accesso da un giorno all’altro?Le tensioni commerciali tra Washington e Pechino non sono astrazioni geopolitiche: si traducono periodicamente in blocchi export, restrizioni improvvise, sospensioni di licenze. Un’azienda che ha costruito un processo critico attorno a un singolo modello, senza un piano di continuità, sta assumendo un rischio operativo che raramente viene messo per iscritto in un piano industriale.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Alcune tendenze sono ragionevolmente prevedibili, al di là di chi “vincerà” la narrazione:

La conclusione operativa

Il dibattito sull’AI “buona” o “predatoria” a seconda della bandiera che sventola è, per un manager, largamente irrilevante. Ciò che conta è costruire una policy interna che valuti ogni fornitore — americano, cinese o europeo — sugli stessi tre parametri: dove vanno i dati, quali sono i vincoli contrattuali in caso di crisi geopolitica, e quale piano B esiste se quel fornitore, per qualsiasi ragione, smettesse di essere disponibile domani mattina. Chi ha già risposto a queste tre domande sta facendo strategia. Chi sta ancora scegliendo in base a chi urla più forte nella competizione geopolitica, sta solo scommettendo.

Fonti: 

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AI per Manager è la rubrica  di Gravità Zero in collaborazione con Business Intelligence Portal dedicata a manager e imprenditori, con consigli pratici per usare l’intelligenza artificiale nelle decisioni e nel lavoro di ogni giorno.

 

 

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