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Gelato che passione!

Gelato che passione!

“Un gelato al giorno toglie il chilo di torno” potrebbe essere una affermazione veritiera a sentire le ultime tendenze e diete proposte da illustri nutrizionisti.

Il Gelato è l’alimento della mediazione per eccellenza, dell’accordo tra le parti, del qualsiasi orario e dell’allegria.

Avete mai visto qualcuno mangiare il gelato e strapparsi i capelli? Io mai.

Riesce, invece, a far sorridere proprio tutti con i gusti variegati, con la freschezza ristoratrice, con la bellezza del cono sormontato da una nuvola di panna.

E’ un alimento consumato tutto l’anno e l’Italia con i suoi 595 milioni di litri è il primo produttore dell’Unione Europea superando la Germania che per vent’anni ha mantenuto il primato.

Gli italiani ne consumano circa 6 kg pro capite. Peraltro come si può resistere a un gelato?

La storia

Il gelato risale a tempi antichissimi, addirittura  alle popolazioni di Neanderthal che nascondevano i cibi tra le nevi allo scopo di conservarlo  a lungo; mentre popoli più evoluti conobbero ,nei periodi invernali, il latte ghiacciato. Gli antichi Romani preparavano dei veri e propri dessert freddi con le loro”navatae potiones”. In Cina, durante la dinastia Tang, si hanno notizie   di preparazioni con latte fermentato, riscaldato e poi refrigerato.

Il sorbetto, anticipa l’invenzione del gelato come lo conosciamo e proviene dagli arabi che  conoscevano, fin dal 1200,  la refrigerazione attraverso l’aggiunta di sale alla neve.

È a Firenze, però, che nasce il gelato moderno fatto con uova, latte e panna: golosa innovazione dell’architetto Bernardo Buontalenti e che sarà esportato, più tardi, a Parigi, da un gentiluomo palermitano, Francesco Procopio dei Coltelli. Il suo caffè” Procopio” serviva una gran varietà di gelati: acque gelate (le granite), gelati di frutta, di cannella, al succo d’arancia.

La storia ufficiale di questo alimento così goloso, inizia ufficialmente con l’apertura in America della prima gelateria ad opera dell’italiano Filippo Lenzi, alla fine del 1700. Il gelato si diffuse così tanto da stimolare l’invenzione della sorbetteria a manovella, brevettata nel 1800 da Le Young.

A Torino, invece, nel 1884 nasce la gelateria Pepino,  una delle maggiori rivendite di gelato italiano,  che contribuì a diffondere il gelato al livello popolare.

Quando mangiare il Gelato

Il gelato è un vero e proprio alimento, ricco di nutrienti e ben bilanciato nel suo insieme.

Latte, panna, zucchero, uova, frutta secca, frutta fresca, cacao o cioccolato secondo il gusto scelto  sono gli ingredienti principali che lo compongono.

Le differenze tra quello artigianale e quello industriale riguardano l’utilizzo di  materie prime fresche, minor quantità di grassi, minor quantità di aria e la produzione in loco da parte dello stesso rivenditore.

Nel gelato artigianale il latte è l’ingrediente presente in maggiore quantità, circa il 60%, seguito dagli zuccheri e dalla panna.

Un alimento ricco di proteine (uova e latte), glucosio (zucchero e lattosio, frutta fresca), grassi (panna, frutta secca), pertanto, si potrebbe dire completo e sicuramente in grado di sostituire un pasto, ma quale?

Se misurassimo le calorie del gelato, potremmo semplicemente scegliere in funzione dei valori riportati sulle confezioni o tenendo conto delle varie tabelle stilate per i gelati artigianali.

Abbiamo scoperto (articoli precedenti), che le calorie non devono essere l’unità di misura da considerare per alimentarsi bene e nel caso specifico per valutare se e quando mangiarlo.

Mi è capitato di leggere, qualche giorno fa, una descrizione del potere nutrizionale del gelato in funzione delle calorie e dei grassi. Pertanto il gelato a base di panna, cacao e mandorle ha un elevato potere calorico  rispetto a quelli di frutta. E quelli a base di panna sono più grassi degli altri e quindi più calorici. Potete, quindi, immaginare il consiglio che ne derivava.

Noi, però, sappiamo che le calorie non hanno ragione di essere usate come unità di misura per i processi biochimici che avvengono nel nostro corpo e che i grassi non fanno ingrassare, non producendo una stimolazione dell’insulina.

Dobbiamo, invece, essere attenti agli zuccheri presenti nei gelati :il saccarosio, il fruttosio , il lattosio ed anche il glucosio. I primi sono zuccheri semplici di rapido assorbimento e pronta disponibilità. Ancor di più lo è il glucosio. È a loro che dobbiamo prestare attenzione se abbiamo qualche chilo di troppo o stiamo seguendo un particolare regime alimentare.

Pertanto considerando la percentuale di glucosio finale in esso contenuto, e ricordando il suo diretto coinvolgimento nell’attivazione dell’insulina, il periodo migliore per consumarlo è durante la colazione del mattino.

D’altra parte, nell’ampliare i nostri orizzonti, scardinando le vecchie abitudini e soprattutto le nostre ripetitività, punti di sicurezza, coperte di Linus, nulla ci vieta di inserire la mattina, sopratutto nella stagione estiva, una bella coppa di gelato, affogato magari al caffè, sormontato da una nuvola di panna.

Un buon gelato, può sostituire egregiamente anche il pranzo,purché non diventi un’abitudine.

Che sia cono o coppa, inseriamo sempre la panna che, al netto dello zucchero, rappresenta la parte più grassa capace di rallentare l’assorbimento del glucosio. In questo caso, ricordiamoci di regalarci una cena a base di proteine e grassi, per bilanciare il pranzo ricco di zuccheri.

Un piacere non può avere orario

Sebbene sia importante avere un occhio agli ingredienti che lo compongono, ed essere coscienti dell’azione che esso esercita sul nostro corpo, non dobbiamo dimenticare che il gelato resta un momento di puro piacere per grandi e piccini. Un viaggio sensoriale da degustare con calma. Concediamocelo come gratificazione, come momento di pura golosità, come atto d’amore verso noi stessi. Impariamo a sceglierlo con cura, prediligiamo le gelaterie artigianali, gustiamolo con gli occhi, assaporiamone ogni cucchiaino e lasciamoci pervadere dal senso di freschezza che ci regala.

Ogni gesto, ogni attenzione dedicata al gelato ci permette di fare esercizio  sul ” qui ed ora”.

Perché se tardiamo a gustarlo, ad assaporarlo, se dall’osservazione dei suoi colori non passiamo rapidamente all’assaggio, si scioglierà e non avremo vissuto intensamente il momento.

E questa la sua lezione principale: occorre essere sempre presenti per non perdere l’attimo.

Chiudete gli occhi e degustate.

Questo articolo è apparso su Avalon Giornale – Cronache di un libero pensiero

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